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Elementi in cascina

Iniziare un nuovo cammino spaventa.
Ma dopo ogni passo che percorriamo ci rendiamo conto di come era pericoloso rimanere fermi.
(Robero Benigni)

Al buio, in mezzo alla neve, percorro il vialetto che mi conduce dentro Cascina Roland.
Preparare questo viaggio è stato come entrare in un frullatore non solo di emozioni, a queste si sono accavallate storie e leggende.
Varcare la soglia è ritornare indietro al 1400. Chiudo gli occhi e ci provo: sento rumori, suoni odori. Li riapro e trovo ad accogliermi Alessandra, Roberto, Massimiliano e Penelope uniti tutti in un caldo abbraccio per cominciare insieme un nuovo cammino: &_le_menti a confronto.
Le opere non sono ancora arrivate tutte e c’è ancora molto da lavorare prima dell’inaugurazione.
Mi guardo ancora un po’ intorno e la consapevolezza di non essere in un semplice ristorante, in una semplice cascina, prende sempre più piede dentro di me.
La curiosità di saperne di più diventa necessità.


Sul mio cammino ho incontrato Francesco Garzelli, gestore della Cascina Roland, che ringrazio per aver dato risposta alle mie domande.


Ogni luogo ha una storia. Quale è la storia di questa Cascina?
Questa cascina è stata censita per la prima volta nel 1400 e nasce come casaforte per proteggersi dalle incursioni dei francesi. Diventa, poi, luogo di posta e, infine, diventa una cascina rurale.
Questo è un luogo pieno di leggende. Prende il nome dall'Orlando Furioso. Sappiamo per certo che Carlo Magno e l’Orlando presero parte alla battaglia delle Chiuse.


A Orlando venne comunicato, mentre era qui, il tradimento della sua  Angelica con Medoro. Lui, furioso, con la sua spada magica Durlindana, cominciò a distruggere tutto quello che incontrava e che gli ricordava il suo amore con Angelica. Poiché loro comunicavano il loro amore incidendo pietre e piante, la sua furia si scagliò proprio contro di esse. 
Fuori dalla cascina noi abbiamo un masso erratico che riporta una spaccatura. La particolarità di questo masso è che è tagliato a metà di controvena. La leggenda dice, che a provocare la spaccatura sia stato proprio Orlando con la sua Durlindana, la spada magica avuta in dono da Carlo Magno.


Come nasce, invece, la Cooperativa Gaia?
Nasce da una mia pazzia.
Dopo tanti anni a Torino, a 53 anni ho deciso di cambiare vita. Io lavoravo nei più grandi locali storici di Torino e ho deciso di prendermi una grande soddisfazione, rilevando questo cascinale abbandonato, per poter sviluppare un progetto sul territorio, per poter dare questa bella location alla gente e non tenerla solo per eventi e matrimoni.


Quanto la vicinanza della Via Francigena influisce sulla vita di questa struttura?
La Via Francigena fino a pochi anni fa incideva molto poco. Ogni tanto c'erano dei pellegrini di passaggio e venivano ospitati qui. La cascina offriva pernottamento e il Piatto del Pellegrino.
Oggi con l’Unione dei Comuni abbiamo progettato un rilancio della via Francigena, sia a piedi che in bicicletta. Stiamo cercando di sviluppare sempre di più le potenzialità della via. Oggi accogliamo i pellegrini anche solo per una doccia, abbiamo una lavanderia e una asciugatrice che mettiamo a loro disposizione.

Cascina Roland organizza anche degli eventi. Qual è l'elemento indispensabile per la riuscita di un evento?
Dare sempre un sorriso e dare la possibilità e la libertà totale ad artisti e a organizzatori.

Sono curiosa. Chi è che viene da voi?
A Cascina Roland arrivano artisti, studiosi, intellettuali. Abbiamo un pubblico tra i 30 e i 60 anni, ma comunque più concentrato verso i 60. Questo è un posto abbastanza mistico. Abbiamo tante cose che riprendono la riflessione e l’energia.

Avete da poco aperto all’interno della cascina un museo. Come mai?
Sì, quella del MuiMaC (Museo Interattivo Marrone e Cioccolato) è un’altra mia pazzia. Mi porto dietro la passione per il marrone e il cioccolato sin da bambino.
Il marrone è un frutto completamente diverso dalla castagna.
A 13 anni sono arrivato nei laboratori di pasticceria, dove ho fatto i primi impasti. Mio papà non voleva disegnatori matti a casa sua. Ho cercato di sviluppare le mie attitudini dove potevo. Così sono arrivato a frequentare i laboratori prima di ceramica e poi di pasticceria.

Perché hai scelto di venire a vivere in Valsusa?
Mancavo dalla Valsusa da 30 anni. Da piccolo veniva a Chiomonte e non c’era niente, solo la natura. Quando sono tornato, non ho riconosciuto la valle di una volta.
Per caso, 6 anni fa, ho saputo che la Comunità Montana dava in gestione la Cascina. Quando sono entrato, ho pensato che quella fosse la mia missione.


Come ti immagini la Cascina fra 10 anni? Quali sono i tuoi progetti?
Mi immagino un luogo in continua evoluzione. Voglio valorizzare sempre di più gli spazi e sviluppare spazi attività per le famiglie, per le persone sole e per le persone anziane, per permettere loro di raccontare e tramandare storie.
Penso di sviluppare il museo e spero di far diventare la cascina un luogo veramente di incontro e di scambio.




















































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