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il Bunker di Mussolini

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Lo sapete, perché già ve l'ho raccontato , che Mussolini stabilì la sua residenza a Villa Torlonia il 22 luglio del 1925, quando gli venne concessa su invito del principe Giovanni Torlonia jr., ultimo erede del ramo discendente da Alessandro.  Il rifugio antiaereo Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale e i primi bombardamenti sull’Italia, si rese necessario provvedere alla sicurezza di Mussolini anche dentro Villa Torlonia. Va detto subito, il primo rifugio antiaereo di Mussolini non fu questo, ma fu adattata a rifugio una cantina  sotterranea sotto il laghetto detto “del Fucino”, realizzata dai Torlonia nell’Ottocento sfruttando con ogni probabilità un’antica area cimiteriale preesistente, e cui si accedeva attraverso una porta di fronte all’ingresso est del Teatro. Alla fine del 1940 la cantina venne munita di porte antigas, di un sistema di filtraggio e rigenerazione dell’aria, di luce elettrica e altre dotazioni per rendere il luogo più confortevole e adatto a soste prolu

Villa Torlonia: la Casina delle Civette

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  La Casina delle Civette è uno degli edifici più caratteristici all'interno del parco di Villa Torlonia. Certamente non monumentale come il Casino Nobile ma sicuramente più affascinante, col suo profilo quasi fiabesco.  La sua storia Edificato alla metà dell'800, come la maggior parte degli edifici della villa, inizialmente era una costruzione rustica, somigliante ad uno chalet di montagna e per questo denominata Capanna Svizzera. La trasformazione nell'attuale aspetto risale ai primi vent'anni del XX secolo, quando si operò una modifica dell'edificio originario che assunse caratteristiche più medievali e ne venne aggiunto un altro di fronte (collegato da un ponticello e da un passaggio sotterraneo) dall'aspetto più articolato e più liberty.  Vi abitò fino al 1938 Giovanni Torlonia jr, uomo schivo e solitario. Le vetrate Se all'esterno sono le forme e le decorazioni a maiolica ad attrarre l'attenzione, all'interno è il regno delle vetrate artistiche

Villa Torlonia: il Casino Nobile

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  Monumentale, non c'è altro termine per definire il Casino Nobile, eccellente esempio di architettura neoclassica. Dall'ingresso alla villa di via Nomentana, attraverso un viale alberato, ci traviamo davanti a uno scalone che termina su un ampio spiazzale dove si trova l'ingresso del Casino. Come colpo d'occhio non c'è male. L'esterno del Casino Quando Giovanni Raimondo Torlonia acquistò il fondo agricolo della Vigna Colonna commissionò Giuseppe Valadier il restauro degli edifici compresi nel fondo della vigna. I primi lavori di restauro  e di ampliamento del Casino commissionati da Giovanni Raimondo Torlonia a Giuseppe Valadier durarono dal 1802 al 1806 e compresero stucchi e riassetto quadri interni. Alla morte di Giovanni Torlonia i lavori di miglioria e di ampliamento dello stabile furono continuati da parte del figlio Alessandro Torlonia  che chiamò Giovanni Battista Caretti per realizzare l'ingresso e gli interni della Casina . Per rendere l’edificio

Alla scoperta di Villa Torlonia

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L'aria di Primavera si fa sentire e con essa la voglia di mettere il naso fuori casa per scoprire luoghi nuovi, affascinanti e bellissimi. Grazie all'opportunità di entrare in modo gratuito nei Musei in Comune , i musei civici di Roma Capitale, sono andata a Villa Torlonia. La storia della villa Villa Torlonia è la più recente delle ville nobiliari romane e conserva ancora un particolare fascino dovuto all’originalità del giardino paesistico all’inglese e alla ricca quantità di edifici ed arredi artistici disseminati nel parco.  Siamo su via Nomentana, otre le mura dello Stato Pontificio, ben al di là di Porta Pia, praticamente in campagna. Il terreno, della famiglia Pamphilj,  era coltivato a vigna quando venne acquistato  alla fine del Settecento dal banchiere Giovanni Torlonia. Toccò a lui trasformare la tenuta rurale in propria residenza. Il progetto di trasformazione fu affidato a Giuseppe Valadier che trasformò due edifici preesistenti (l'edificio padronale e il casin

Per le giornate FAI di Primavera: Palazzo Marina

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  Quest'anno mi sono ricordata per tempo delle giornate del FAI di Primavera e così sono riuscita a ritagliarmi una mattinata per visitare Palazzo Marina. Il FAI, Fondo per l’Ambiente Italiano, è una fondazione senza scopo di lucro nata nel 1975, sul modello del National Trust, con il fine di tutelare e valorizzare il patrimonio storico, artistico e paesaggistico italiano. La sua missione è preservare il patrimonio storico e culturale italiano raccontandolo. Da questa necessità nacquero nel 1992 le Giornate FAI di Primavera dando vita, e poi corpo, e poi forza a una impressionante struttura di volontariato – le Delegazioni del FAI – Vi do un po' di numeri. In trentadue anni sono stati aperto al pubblico 15.540 luoghi dimenticati o difficilmente visitabili a 12 milioni e 515.000 di cittadini. Nello scorso fine settimana, grazie al FAI e ai suoi volontari, si sono potuti aprire 750 luoghi in 400 città italiane. I Piccoli Ciceroni  dell'Istituto Massimo di Roma sono stati dell

Sotterranei di Roma: il Vicus Caprarius - La città dell'acqua

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  Non bisogna fare l'errore, quando si visita Roma, di vedere solo quello che sta al di sopra dei nostri piedi (che pure è tanto e bellissimo), bisogna imparare a conoscere anche i sotterranei. Le catacombe, certamente, ma anche  siti archeologici che spuntano qua e là come per magia. Non bisogna neanche allontanarsi dai percorsi più turistici. Infatti oggi vi porto a pochi passi da Fontana di Trevi, a oltre nove metri di profondità rispetto all’attuale piano stradale, dove una campagna di scavo condotta dalla Soprintendenza Archeologica di Roma tra il 1999 e il 2001 durante i lavori di ristrutturazione di un cinema portò alla luce un grande e antico complesso edilizio.  Aperto al pubblico nel 2004, il sito è un esempio suggestivo della stratificazione archeologica che si estende sotto il Rione Trevi e che, a sua volta, permette di ripercorrere alcuni dei grandi eventi della storia della città, dalla realizzazione dell’Aqua Virgo all’incendio di Nerone, dal sacco di Alarico all’ass