I convitati di pietra di Michele Mari: quando una scommessa diventa un modo per restare insieme
Ci sono libri che cominci a leggere e dopo poche pagine ti ritrovi a pensare: ma questi sono completamente pazzi? È più o meno quello che è successo a me con I convitati di pietra di Michele Mari, vincitore del Premio Strega 2026. Perché la storia che Mari racconta è, almeno all'inizio, decisamente assurda. Ci sono alcuni ex compagni di scuola che, ormai adulti, hanno una consuetudine piuttosto particolare: ogni anno si ritrovano a cena. Non per una rimpatriata nostalgica, non per raccontarsi delle rispettive vite e nemmeno per ricordare i bei tempi della scuola. La loro cena serve a fare il punto. A contare chi è morto, chi si è ammalato, chi ha avuto un infarto, chi ha collezionato un nuovo acciacco. A verificare, insomma, chi è ancora in gioco. Perché anni prima hanno fatto una scommessa: ognuno versa una quota e il fondo comune cresce nel tempo. La posta è legata alla sopravvivenza: quando alla fine rimarranno soltanto tre di loro, saranno proprio quei tre a dividersi il premio...