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Ecolandia e la sfida del Virtual Tour di Riarteco

Sapete, a me non piace andare in giro per mostre senza indagare un poco anche sul luogo che le accoglie specie se è un posto particolare. 
Così è stato anche questa volta con la mostra di RiArtEco. Anche se ho visitato comodamente la mostra da casa, non sono riuscita a non incuriosirmi.
Insomma le domande che mi sono venute subito in mente ve le potete immaginare e sono le più classiche: come, dove, quando e perché!
Senza neanche pensarci troppo ho contattato gli organizzatori di Ecolandia e ho chiesto se avesse fatto loro piacere rispondere alle mie domande.
Mi ha risposto Marcello Spagnolo che ringrazio molto per la disponibilità!

Ci può raccontare un po’ di Ecolandia? Quale è il progetto? Quando ha inizio tutto?

Grazie al Programma URBAN I dell’Unione Europea è stata realizzata l'attività di recupero di un'area bellissima, posta sulla collina di Arghillà, in una posizione dalla quale si domina l'intero Stretto di Messina.
L'idea di creare un Parco Ludico Tecnologico Ambientale chiamato ECOLANDIA, diviso in 4 aree tematiche (ARIA, FUOCO, ACQUA, TERRA) interamente dedicate ai grandi miti della Magna Grecia e all'ecologia pratica, si concretizza tra il 1998 e il 2001, con il restauro del Forte Gullì (Batteria militare ottocentesca posta all’interno del Parco), la costruzione di un Anfiteatro di circa 800 posti ed il recupero e l’allestimento di spazi verdi attrezzati. 
Purtroppo per varie vicende, resterà a lungo inutilizzato!
Dalla primavera 2011, a seguito di un bando pubblico, un Consorzio di imprese locali si aggiudica la gestione e crea un polo di attrazione turistica, divertimento e svago, ma al tempo stesso un'area educativa capace di stimolare la coscienza ecologica dei visitatori e delle comunità locali.
Inoltre si dava spazio all'originale idea di ospitare degli spazi dimostrativi per l'uso di tecnologie ambientali innovative, un laboratorio all'aperto dove è possibile consolidare un processo di crescita culturale.
Da allora, con grandi sforzi quest'avventura è andata avanti.
Le attività sono tantissime, ma, in particolare nel mondo dell'arte, da subito il Parco ha deciso di ospitare il Face Festival un evento incredibile, di grande pregio innovativo, fino ad allora vissuto in semiclandestinità che viveva proprio in quegli spazi, grazie alla passione di due artisti locali, che hanno creato un movimento davvero interessantissimo.


Da lì il parco si è aperto all'arte, con continue sperimentazioni.

Come siete entrati in contratto con RiartEco? Cosa vi unisce?
Avevamo visto che il Movimento RiArtEco lo scorso anno aveva fatto un lavoro di gran pregio, con una vera affinità ai temi del nostro parco e di tutte le persone che qui ci lavorano e ci credono. E' stato naturale, vorrei dire, incontrarsi.
La loro disponibilità è stata immediata e a settembre è nata questa collaborazione.
Abbiamo collaborato a distanza, ma sapendo che ci guidava la stessa passione, gli stessi ideali, la stessa filosofia rispetto all'arte che deve valorizzare i temi essenziali della natura. Vorrei dire che è stato un incontro quasi obbligato, anzi ci siamo sorpresi di non esserci incontrati prima.
Con grande disponibilità ci hanno accolto e quest'anno la nostra doveva essere la prima tappa del loro consueto tour.
Mi piace sottolineare che quando i principali esponenti di RiArtEco sono venuti a Reggio e hanno cominciato a conoscere il Parco sono rimasti entusiasti, colpiti dalla bellezza del posto, dall'intensità di tutto ciò che vi avviene dentro. Anche per loro credo sia stata una bella scoperta!
Quella di realizzare una mostra virtuale è stata una idea coraggiosa. Cosa vi ha spinto a rendere virtuale il tour e quali sono state le difficoltà che avete incontrato?

Indiscutibilmente si!
Eravamo molto rammaricati, perché l'esposizione era stata appena inaugurata quando è cominciata l'emergenza che tutti conosciamo. Era stato fatto un grande sforzo e la gente, gli studenti, gli appassionati non ne potevano fruire.
Tenete conto che marzo è, tradizionalmente, il mese in cui il parco apre, in concomitanza con l'arrivo della primavera.
Allora,dopo una prima idea che ci era apparsa un po' fuori dalla nostra portata, grazie alla passione di alcuni degli operatori del parco abbiamo deciso di "accettare la sfida".
La realtà virtuale appassiona molti di noi da tempo, l'aspetto dell'innovazione tecnologica per la fruizione intelligente delle arti è da molto tempo nelle nostre corde. Allora  abbiamo deciso di lanciarci in questa avventura, sono stati giorni frenetici, di grandi riunioni (già "virtuali") "fughe autorizzate" per fare le foto alle opere ed ai luoghi, sfide dentro le sfide.
Tenete conto che è stato un esperimento anche questo ecologico, infatti abbiamo deciso di utilizzare dei software open source che, se da un lato rispondono a precisi aspetti ideali, talvolta presentano delle notevoli difficoltà. Ma devo dire che, in particolare chi ha lavorato a questo aspetto, ha avuto il merito di superare tutti i problemi e, con pazienza assecondare le richieste che arrivavano sia da dentro che da fuori del Parco! Per questo ringrazio Paolo Albanese e Giusi Vazzana.

Quale è stata in questi giorni l’affluenza di pubblico?
Devo dire che è stata incredibile, al di sopra di qualsiasi più rosea previsione, per una realtà periferica, fuori dai grandi circuiti e, soprattutto, alla prima esperienza.
La mostra è stata visitata da oltre 2.500 utenti nell'arco di circa 15 giorni. Per noi un successo incredibile, inaspettato!

Considerate questo progetto come un fatto isolato o pensate di ripetere la formula anche per altri progetti?
Devo dire la verità. Questa situazione ci ha fatto fare un salto in avanti notevole. L'idea della realtà virtuale circola nelle nostre menti da molti anni, adesso che abbiamo sperimentato direttamente, senza "intermediari", ci dà un impulso a continuare anche in più direzioni.
Quindi , si, riteniamo che ci saranno altre occasioni!

Secondo la vostra esperienza di organizzatori di eventi e di mostre,  Quanto la scelta della location favorisce la riuscita di un evento?
E' un aspetto molto controverso per dire la verità. Riteniamo che la location sia molto importante, quasi fondamentale, ma al tempo stesso ci rendiamo conto che, la gente fa ancora un po' di fatica ad assimilare il connubio tra natura ed arte.
Ecolandia è una scommessa da questo punto di vista.
Da subito abbiamo deciso di investire gran parte delle nostre idee e del nostro tempo a fare sviluppare questa prerogativa, ma, talvolta, ci sembra quasi di predicare nel deserto.
Se la location valesse da sola, saremmo molto avanti. In realtà può valere dal punto di vista degli artisti. Come accennavo prima, tutti gli artisti che vengono al Parco se ne innamorano, ma davvero.
E' con il territorio che abbiamo qualche difficoltà in più, ma siamo fiduciosi che, nel tempo, questa realtà sarà meglio compresa ed amata anche dai nostri concittadini.

Quale è il vostro pubblico di riferimento? Chi viene a Ecolandia?
Questo è il dilemma di tutti noi, abbiamo un pubblico molto variegato, in funzione soprattutto delle diverse anime del Parco.
Una parte essenziale dell'utenza è fatta da bambini e famiglie. Ed in questa direzione noi amiamo operare. Riuscire a cogliere la sorpresa, lo stupore di un piccolo essere umano di fronte alla bellezza di questo posto ma ancor di più di fronte a delle opere generate da strumenti della vita quotidiane è una delle esperienze più belle che si possa vivere.
L'incontro tra arte, natura e tutela ambientale è un po' il pezzo forte della nostra proposta per le scuole, che ogni anno porta in visita oltre 6.000 ospiti a visitare le nostre mostre, conoscere i laboratori.
Su un altro fronte abbiamo un pubblico molto affezionato che ci segue costantemente, fatto di uomini e donne appassionate di arte, di ecologia, di ambiente, di tutti quei temi che il Parco porta avanti, e che ama tutte le contaminazioni che di volta in volta proponiamo, anche con azzardi.
Non necessariamente esperti di arte o di uno solo dei temi che dicevo.
Persone che amano stare a contatto con una visione del mondo che si rifà a valori essenziali, importanti, semplici, ma per scelta.
Devo dire un bel pubblico!

Quali sono gli elementi indispensabili per la buona riuscita di una mostra?
Bella domanda! Intanto la qualità. Non sempre è presente. Oggi vediamo tanto e non sempre di buona fattura.
Il valore degli artisti è ovviamente fondamentale, ma non tanto in relazione alle loro credenziali o quotazioni, tutto sommato, per la filosofia da noi adottata significano poco.
Non siamo una galleria d'arte e non saremmo capaci di esserlo. Facciamo una cosa diversa. Ma crediamo nell'arte, quella vera, che nasce dal profondo del cuore e si espande per affascinare gli animi di chi vuole provare a conoscerla, avvicinarla, amarla.
Questo è, a mio avviso, l'elemento essenziale.
Ma poi serve tutto il resto, le relazioni sia con il mondo degli artisti che con i circuiti dei fruitori, la comunicazione è fondamentale.
Ma due aspetti ancora stanno alla base: la passione e l'umiltà!

Cosa vuol dire per lei riciclare?
Premesso che io non sono un artista, quindi ho un approccio diverso in questo, credo sia un tema di grande importanza, al quale l'uomo non ha ancora guardato con la giusta attenzione. I fatti di questi giorni dovrebbero farci riflettere, senza facili conclusioni o presuntuose enunciazioni.
Io amo l'arte "nuova", in tutte le sue espressioni. Quella che dialoga con il riciclo e la valorizzazione dell'ambiente mi piace ancora di più.
Non è solo quindi dare nuova forma alle cose esistenti, è valorizzare ciò che la natura ci dà, senza sprecare nulla, guardando con coraggio a nuove applicazioni, nuove possibilità.

Quali sono, compatibilmente con la situazione attuale i progetti futuri di Ecolandia?
Avevamo molti progetti che si sono interrotti, questo ci rattrista! Però siamo già al lavoro per recuperarli e rielaborarli alla luce delle nuove indicazioni che riceveremo.
Ci stiamo organizzando per la riapertura, cercando di capire in che modo i valori, le idee e gli obiettivi del parco si potranno adeguare ai nuovi modelli di fruizione che ci saranno.
Abbiamo la consapevolezza che molte cose non saranno più come prima, ma non per questo ci fermeremo.
I nostri direttori artistici stanno già ragionando su nuove strade da percorrere e presto capiremo quale strada intraprendere. Tutto sommato i temi sui quali opera il parco escono ulteriormente rafforzati dalla situazione che abbiamo vissuto.
 Dovremo trovare assieme a tutti i nostri partner e collaboratori la capacità di adattarci al nuovo.
Su un fronte diverso, avevamo già pronta una mostra su Gianni Rodari che ci piace molto e che certamente proporremo dopo la chiusura di RiArtEco, e, da quanto posso dire, anche il Face, seppur in formato "ridotto", riserverà delle belle sorprese, anche se dovremo fare i conti con le difficoltà di finanziamento delle attività culturali ed artistiche.

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