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Visualizzazione dei post da gennaio, 2026

A Siena fra Cattedrale, Facciatone e Museo Diocesano

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La prima giornata a Siena, dopo il nostro arrivo, l’abbiamo dedicata all’arte sacra, lasciandoci guidare dal fascino senza tempo della città. Il nostro itinerario è iniziato davanti alla maestosa Cattedrale, dove ogni dettaglio – dai marmi bianchi e verdi della facciata alle guglie che sfiorano il cielo – racconta secoli di devozione e di talento artistico. La Cattedrale La Cattedrale di Siena è uno dei massimi esempi di gotico italiano. La costruzione iniziò nel XII secolo, su un preesistente luogo di culto, e si sviluppò nei secoli successivi grazie all’apporto di grandi artisti. La facciata, a strisce bianche e verdi si arricchisce di statue, bassorilievi e dettagli scolpiti che raccontano storie bibliche e allegorie. All’interno, le cappelle, i marmi policromi e le opere di maestri come Donatello, Pisano e Pinturicchio trasformano la visita in un vero e proprio viaggio tra fede e arte. Uno degli elementi più celebri del Duomo sono i pavimenti intarsiati, veri capolavori che raffigu...

Un incontro inatteso

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  La libraia non riusciva a smettere di leggere il diario. Fuori si era fatto buio, la luce della vetrina disegna riflessi tremolanti sul pavimento e lei era ancora lì, seduta a terra tra gli scaffali, immersa nella lettura e nella scoperta. Ogni pagina la conduceva un po’ più lontano, in un altrove che non era solo geografico ma interiore.  Le sue dita scorrevano sulle pagine ingiallite e, a ogni parola, il mondo della libreria sembrava dissolversi. All’improvviso, tra le righe, affiorò un ricordo. Oggi ho camminato lungo il fiume all’alba. L’aria era fredda, eppure un silenzio così pieno di voci da farmi dubitare di essere solo. Ho visto le prime luci illuminare le case sulla collina, e ho pensato che ogni città abbia i suoi segreti, nascosti tra le pieghe del tempo. La libraia sollevò lo sguardo dalla pagina. Fuori, la strada era deserta; un lampione diffondeva un alone giallo che sfiorava la vetrina. Sembrava quasi che le luci del diario si riflettessero nel mondo reale, e...

Negli occhi degli altri

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“Il diavolo ride sempre di chi dimentica la meraviglia.” Sono a San Gimignano, al riparo nel mio bar preferito. Il caffè è caldo, bollente, e fuori la vita scorre lentamente. L’aria profuma di cannella, e io guardo senza fretta: non ho altro da fare se non osservare. Cosa, direte voi? Gli occhi delle persone, ogni piccolo sguardo che racconta qualcosa di unico. Sta passando un signore che tutte le sere a quest'ora fa la strada per tornare a casa. Normalmente va di corsa e quasi non si accorge di chi gli sta intorno. Oggi invece si ferma, alza gli occhi e osserva la piazza che lo circonda, come fosse la prima volta. Accanto a lui, una giovane donna si ferma davanti a una vetrina. Lo sguardo assorto nei riflessi della luce sul vetro, mormora quasi a se stessa: — Guarda che piazza straordinaria, ogni volta sembra diversa. Il signore accanto a lei sorride senza dire nulla, e insieme restano qualche istante a osservare il gioco delle luci sulle pietre bagnate dalla pioggia. E io mi chie...

Siena tra vicoli, spazi e contrade

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Quello che ci ha portato a Siena è stato un viaggio lento, in treno. Così lento da farci quasi perdere la coincidenza con il regionale che, sulla carta, avrebbe dovuto condurci a destinazione. E forse è stato meglio arrivare a Siena con un passo già rallentato, con il tempo leggermente sfasato rispetto all’orologioper riuscire a goderne la magia che inizia ttraversando Porta Camollia. Porta Camollia non è solo uno degli ingressi alla città murata, è un portale. Attraversarla è stato come essere risucchiati in un’altra epoca in un batter di ciglia, lasciando alle spalle l’urgenza e entrando in una dimensione più antica, più densa, fatta di pietra, silenzio e attesa. La scelta di alloggiare in un Airbnb in centro è stata provvidenziale. Ci ha permesso di vivere Siena con calma, senza orari da inseguire, affidandoci quasi esclusivamente ai nostri passi. Uscire di casa significava essere già dentro la città, senza filtri. Camminare è diventato il nostro modo di esplorarla. E perdersi, più ...

Ken Follett, il cerchio dei giorni

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Ci sono libri che non fanno arrabbiare, ma lasciano un lieve senso di rammarico. Il cerchio dei giorni è uno di questi. Non perché sia un brutto romanzo, ma perché arriva da un autore che ha abituato i lettori a ben altro. L’ambientazione è affascinante: la preistoria, la nascita di uno dei grandi enigmi dell’archeologia, Stonehenge. Un contesto che promette meraviglia, mistero, profondità. E in parte queste promesse vengono mantenute, soprattutto nella ricostruzione del mondo e delle sue regole. Eppure la storia procede senza veri scarti, con sviluppi prevedibili e personaggi che raramente sorprendono. Tutto è leggibile, chiaro, ben ordinato, ma anche un po’ troppo guidato. Come se il romanzo accompagnasse il lettore per mano senza mai lasciarlo libero di perdersi. Alla fine resta la sensazione di un’occasione mancata: un libro che si legge con facilità, ma che non sedimenta, non lascia immagini persistenti né domande aperte. Forse il problema non è ciò che Il cerchio dei giorni racco...

Le tracce di un diario

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Era ormai sera. La libreria stava per chiudere, le luci calde creavano ombre lunghe tra gli scaffali e il profumo dei libri riempiva l’aria. La libraria, stanca ma soddisfatta, stava rimettendo ordine tra i volumi, sistemando gli ultimi scaffali prima di andarsene. Dal ripiano più alto, un piccolo quaderno consumato e dai bordi sgualciti cadde tra le sue mani. Non ricordava di averlo mai visto. Lo raccolse con cura. La copertina era semplice, di un marrone neutro, e un’etichetta sbiadita portava scritto a mano: Annotazioni di viaggio. Aprendolo, rimase colpita dalle pagine fitte di scritte minute, frecce e note a margine. Non c’erano date precise, solo frammenti di luoghi, incontri, libri e pensieri che sembravano respirare tra le righe. Vicoli, mercati, piazze, conversazioni fugaci, gesti osservati da una finestra: ogni parola catturava la sua attenzione. Si sedette sul pavimento della libreria, il diario aperto sulle ginocchia. Per un attimo, sentì che quelle pagine la stavano trasci...

Gialli d'Europa #5 - Svezia: Roseanna di Maj Sjöwall & Per Wahlöö

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Roseanna è un romanzo che ho iniziato con qualche difficoltà, più per ragioni pratiche che narrative: la mia copia cartacea aveva caratteri talmente minuscoli da rendere la lettura faticosa. Sono così passata alla versione digitale e, una volta superato questo ostacolo, la storia ha cominciato a scorrere con maggiore naturalezza. Scritto negli anni ’60, Roseanna non è un giallo contemporaneo, e lo si percepisce subito: nel ritmo lento, nell’attenzione quasi documentaristica al lavoro della polizia, e nell’atmosfera del tempo. È un romanzo che chiede pazienza e che rifugge i colpi di scena facili, preferendo costruire l’indagine passo dopo passo, con un realismo che oggi può sembrare inusuale. Non a caso Andrea Camilleri lo ha riportato in auge in Italia, definendo Sjöwall e Wahlöö tra i padri del poliziesco moderno. L’indagine condotta da Martin Beck è metodica, ostinata, fatta di attese, tentativi e verifiche continue. A volte procede per esclusione più che per intuizione, e questo pu...

Il romanzo d'appendice: alle origini della narrativa popolare moderna

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  C’era un tempo in cui i romanzi si leggevano a puntate. Un capitolo per volta, in fondo alle pagine dei quotidiani, tra notizie di cronaca e annunci pubblicitari. Era l’Ottocento, e da quella semplice idea nacque una delle forme narrative più influenti della modernità: il romanzo d’appendice, o feuilleton. Tutto cominciò in Francia, negli anni Trenta dell’Ottocento, quando i giornali — in cerca di nuovi lettori — iniziarono a dedicare le ultime colonne, le “appendici”, a racconti e romanzi pubblicati a episodi. Ogni puntata terminava con un colpo di scena, e il pubblico, conquistato, tornava ogni giorno in edicola per scoprire come andava avanti la storia. Fu una rivoluzione: la letteratura uscì dai salotti e cominciò a parlare direttamente alla gente comune, intrecciando emozione, mistero e riflessione sociale. Tra i padri di questa nuova forma narrativa spiccano nomi che oggi consideriamo classici. Eugène Sue, con I misteri di Parigi (1842-1843), fu il primo a trasformare la cr...