Un incontro inatteso
La libraia non riusciva a smettere di leggere il diario. Fuori si era fatto buio, la luce della vetrina disegna riflessi tremolanti sul pavimento e lei era ancora lì, seduta a terra tra gli scaffali, immersa nella lettura e nella scoperta. Ogni pagina la conduceva un po’ più lontano, in un altrove che non era solo geografico ma interiore.
Le sue dita scorrevano sulle pagine ingiallite e, a ogni parola, il mondo della libreria sembrava dissolversi. All’improvviso, tra le righe, affiorò un ricordo.
Oggi ho camminato lungo il fiume all’alba. L’aria era fredda, eppure un silenzio così pieno di voci da farmi dubitare di essere solo. Ho visto le prime luci illuminare le case sulla collina, e ho pensato che ogni città abbia i suoi segreti, nascosti tra le pieghe del tempo.
La libraia sollevò lo sguardo dalla pagina. Fuori, la strada era deserta; un lampione diffondeva un alone giallo che sfiorava la vetrina. Sembrava quasi che le luci del diario si riflettessero nel mondo reale, e lei sentì un brivido leggero, come se il passato stesse respirando insieme a lei.
L’acqua scorreva lenta, riflettendo le prime luci dell’alba. Ho visto qualcosa muoversi tra i salici, un’ombra che non apparteneva al vento. Ho pensato di aver immaginato tutto, eppure la sensazione che mi stesse osservando non mi abbandonava.
La libraia trattenne il respiro. Chi poteva essere lì, così silenzioso? E perché l’ombra sembrava così familiare e al tempo stesso estranea? Girando un’altra pagina, il diario lasciava intravedere un filo invisibile di presenze e segreti, sospesi tra il reale e l’immaginato.
Fuori dalla libreria, la luce dei lampioni tremava sulla strada deserta. La sensazione di essere osservata si insinuava anche nel presente, e lei percepì che il confine sottile tra il diario e la realtà si stava assottigliando, pagina dopo pagina.
Restava immobile, lo sguardo fisso sull’ombra tremolante, sentendo una connessione sottile tra le pagine ingiallite e il mondo fuori dalla libreria.
È un cerbiatto quello che fa capolino tra le foglie e che viene a darmi il buongiorno, legge la libraia, un sorriso piano sulle labbra. Ogni passo del cerbiatto nel diario sembra echeggiare tra gli scaffali, trasformando la lettura in un’esperienza quasi tangibile, dove la meraviglia e la tensione convivono senza soluzione di continuità.
Poi, dalla realtà, spuntano due occhioni neri e un piccolo musetto bianco: un gattino impaurito che si nasconde tra gli scaffali,
Si avvicina piano, trattenendo il respiro per non spaventarlo. Il gattino trema leggermente, ma non scappa; sembra riconoscere la sua mano come un porto sicuro. La libraia lo prende delicatamente tra le braccia, sentendo un calore improvviso e rassicurante diffondersi dentro di sé.
Per un attimo, il confine tra le pagine ingiallite e il mondo reale sembra svanire: il diario ha portato con sé un frammento di vita, un incontro inatteso che trasforma la lettura in esperienza tangibile. Il gattino si accoccola tra le sue mani, e un ronronso leggero accompagna il silenzio della libreria, chiudendo il cerchio tra immaginazione e realtà, tra scoperta e meraviglia.
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