Le tracce di un diario

Era ormai sera. La libreria stava per chiudere, le luci calde creavano ombre lunghe tra gli scaffali e il profumo dei libri riempiva l’aria. La libraria, stanca ma soddisfatta, stava rimettendo ordine tra i volumi, sistemando gli ultimi scaffali prima di andarsene.

Dal ripiano più alto, un piccolo quaderno consumato e dai bordi sgualciti cadde tra le sue mani. Non ricordava di averlo mai visto. Lo raccolse con cura. La copertina era semplice, di un marrone neutro, e un’etichetta sbiadita portava scritto a mano: Annotazioni di viaggio.

Aprendolo, rimase colpita dalle pagine fitte di scritte minute, frecce e note a margine. Non c’erano date precise, solo frammenti di luoghi, incontri, libri e pensieri che sembravano respirare tra le righe. Vicoli, mercati, piazze, conversazioni fugaci, gesti osservati da una finestra: ogni parola catturava la sua attenzione.

Si sedette sul pavimento della libreria, il diario aperto sulle ginocchia. Per un attimo, sentì che quelle pagine la stavano trascinando in un mondo lontano e insieme familiare. Non conosceva l’autrice, ma la voce era chiara, curiosa e attenta ai dettagli: capace di osservare il mondo con occhi vivi e lucidi.

La libraria pensò che avrebbe dovuto continuare a lavorare, ma non riusciva a staccarsi. Il diario era un ponte tra la vita quotidiana della libreria e viaggi mai fatti, incontri mai vissuti, città da esplorare. E in quel momento capì che, pagina dopo pagina, sarebbe entrata in quei viaggi come se fossero propri.



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