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Negli occhi degli altri

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“Il diavolo ride sempre di chi dimentica la meraviglia.” Sono a San Gimignano, al riparo nel mio bar preferito. Il caffè è caldo, bollente, e fuori la vita scorre lentamente. L’aria profuma di cannella, e io guardo senza fretta: non ho altro da fare se non osservare. Cosa, direte voi? Gli occhi delle persone, ogni piccolo sguardo che racconta qualcosa di unico. Sta passando un signore che tutte le sere a quest'ora fa la strada per tornare a casa. Normalmente va di corsa e quasi non si accorge di chi gli sta intorno. Oggi invece si ferma, alza gli occhi e osserva la piazza che lo circonda, come fosse la prima volta. Accanto a lui, una giovane donna si ferma davanti a una vetrina. Lo sguardo assorto nei riflessi della luce sul vetro, mormora quasi a se stessa: — Guarda che piazza straordinaria, ogni volta sembra diversa. Il signore accanto a lei sorride senza dire nulla, e insieme restano qualche istante a osservare il gioco delle luci sulle pietre bagnate dalla pioggia. E io mi chie...

Siena tra vicoli, spazi e contrade

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Quello che ci ha portato a Siena è stato un viaggio lento, in treno. Così lento da farci quasi perdere la coincidenza con il regionale che, sulla carta, avrebbe dovuto condurci a destinazione. E forse è stato meglio arrivare a Siena con un passo già rallentato, con il tempo leggermente sfasato rispetto all’orologioper riuscire a goderne la magia che inizia ttraversando Porta Camollia. Porta Camollia non è solo uno degli ingressi alla città murata, è un portale. Attraversarla è stato come essere risucchiati in un’altra epoca in un batter di ciglia, lasciando alle spalle l’urgenza e entrando in una dimensione più antica, più densa, fatta di pietra, silenzio e attesa. La scelta di alloggiare in un Airbnb in centro è stata provvidenziale. Ci ha permesso di vivere Siena con calma, senza orari da inseguire, affidandoci quasi esclusivamente ai nostri passi. Uscire di casa significava essere già dentro la città, senza filtri. Camminare è diventato il nostro modo di esplorarla. E perdersi, più ...

Ken Follett, il cerchio dei giorni

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Ci sono libri che non fanno arrabbiare, ma lasciano un lieve senso di rammarico. Il cerchio dei giorni è uno di questi. Non perché sia un brutto romanzo, ma perché arriva da un autore che ha abituato i lettori a ben altro. L’ambientazione è affascinante: la preistoria, la nascita di uno dei grandi enigmi dell’archeologia, Stonehenge. Un contesto che promette meraviglia, mistero, profondità. E in parte queste promesse vengono mantenute, soprattutto nella ricostruzione del mondo e delle sue regole. Eppure la storia procede senza veri scarti, con sviluppi prevedibili e personaggi che raramente sorprendono. Tutto è leggibile, chiaro, ben ordinato, ma anche un po’ troppo guidato. Come se il romanzo accompagnasse il lettore per mano senza mai lasciarlo libero di perdersi. Alla fine resta la sensazione di un’occasione mancata: un libro che si legge con facilità, ma che non sedimenta, non lascia immagini persistenti né domande aperte. Forse il problema non è ciò che Il cerchio dei giorni racco...

Le tracce di un diario

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Era ormai sera. La libreria stava per chiudere, le luci calde creavano ombre lunghe tra gli scaffali e il profumo dei libri riempiva l’aria. La libraria, stanca ma soddisfatta, stava rimettendo ordine tra i volumi, sistemando gli ultimi scaffali prima di andarsene. Dal ripiano più alto, un piccolo quaderno consumato e dai bordi sgualciti cadde tra le sue mani. Non ricordava di averlo mai visto. Lo raccolse con cura. La copertina era semplice, di un marrone neutro, e un’etichetta sbiadita portava scritto a mano: Annotazioni di viaggio. Aprendolo, rimase colpita dalle pagine fitte di scritte minute, frecce e note a margine. Non c’erano date precise, solo frammenti di luoghi, incontri, libri e pensieri che sembravano respirare tra le righe. Vicoli, mercati, piazze, conversazioni fugaci, gesti osservati da una finestra: ogni parola catturava la sua attenzione. Si sedette sul pavimento della libreria, il diario aperto sulle ginocchia. Per un attimo, sentì che quelle pagine la stavano trasci...