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Ken Follett, il cerchio dei giorni

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Ci sono libri che non fanno arrabbiare, ma lasciano un lieve senso di rammarico. Il cerchio dei giorni è uno di questi. Non perché sia un brutto romanzo, ma perché arriva da un autore che ha abituato i lettori a ben altro. L’ambientazione è affascinante: la preistoria, la nascita di uno dei grandi enigmi dell’archeologia, Stonehenge. Un contesto che promette meraviglia, mistero, profondità. E in parte queste promesse vengono mantenute, soprattutto nella ricostruzione del mondo e delle sue regole. Eppure la storia procede senza veri scarti, con sviluppi prevedibili e personaggi che raramente sorprendono. Tutto è leggibile, chiaro, ben ordinato, ma anche un po’ troppo guidato. Come se il romanzo accompagnasse il lettore per mano senza mai lasciarlo libero di perdersi. Alla fine resta la sensazione di un’occasione mancata: un libro che si legge con facilità, ma che non sedimenta, non lascia immagini persistenti né domande aperte. Forse il problema non è ciò che Il cerchio dei giorni racco...

Le tracce di un diario

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Era ormai sera. La libreria stava per chiudere, le luci calde creavano ombre lunghe tra gli scaffali e il profumo dei libri riempiva l’aria. La libraria, stanca ma soddisfatta, stava rimettendo ordine tra i volumi, sistemando gli ultimi scaffali prima di andarsene. Dal ripiano più alto, un piccolo quaderno consumato e dai bordi sgualciti cadde tra le sue mani. Non ricordava di averlo mai visto. Lo raccolse con cura. La copertina era semplice, di un marrone neutro, e un’etichetta sbiadita portava scritto a mano: Annotazioni di viaggio. Aprendolo, rimase colpita dalle pagine fitte di scritte minute, frecce e note a margine. Non c’erano date precise, solo frammenti di luoghi, incontri, libri e pensieri che sembravano respirare tra le righe. Vicoli, mercati, piazze, conversazioni fugaci, gesti osservati da una finestra: ogni parola catturava la sua attenzione. Si sedette sul pavimento della libreria, il diario aperto sulle ginocchia. Per un attimo, sentì che quelle pagine la stavano trasci...

Gialli d'Europa #5 - Svezia: Roseanna di Maj Sjöwall & Per Wahlöö

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Roseanna è un romanzo che ho iniziato con qualche difficoltà, più per ragioni pratiche che narrative: la mia copia cartacea aveva caratteri talmente minuscoli da rendere la lettura faticosa. Sono così passata alla versione digitale e, una volta superato questo ostacolo, la storia ha cominciato a scorrere con maggiore naturalezza. Scritto negli anni ’60, Roseanna non è un giallo contemporaneo, e lo si percepisce subito: nel ritmo lento, nell’attenzione quasi documentaristica al lavoro della polizia, e nell’atmosfera del tempo. È un romanzo che chiede pazienza e che rifugge i colpi di scena facili, preferendo costruire l’indagine passo dopo passo, con un realismo che oggi può sembrare inusuale. Non a caso Andrea Camilleri lo ha riportato in auge in Italia, definendo Sjöwall e Wahlöö tra i padri del poliziesco moderno. L’indagine condotta da Martin Beck è metodica, ostinata, fatta di attese, tentativi e verifiche continue. A volte procede per esclusione più che per intuizione, e questo pu...

Il romanzo d'appendice: alle origini della narrativa popolare moderna

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  C’era un tempo in cui i romanzi si leggevano a puntate. Un capitolo per volta, in fondo alle pagine dei quotidiani, tra notizie di cronaca e annunci pubblicitari. Era l’Ottocento, e da quella semplice idea nacque una delle forme narrative più influenti della modernità: il romanzo d’appendice, o feuilleton. Tutto cominciò in Francia, negli anni Trenta dell’Ottocento, quando i giornali — in cerca di nuovi lettori — iniziarono a dedicare le ultime colonne, le “appendici”, a racconti e romanzi pubblicati a episodi. Ogni puntata terminava con un colpo di scena, e il pubblico, conquistato, tornava ogni giorno in edicola per scoprire come andava avanti la storia. Fu una rivoluzione: la letteratura uscì dai salotti e cominciò a parlare direttamente alla gente comune, intrecciando emozione, mistero e riflessione sociale. Tra i padri di questa nuova forma narrativa spiccano nomi che oggi consideriamo classici. Eugène Sue, con I misteri di Parigi (1842-1843), fu il primo a trasformare la cr...