Gialli d'Europa #5 - Svezia: Roseanna di Maj Sjöwall & Per Wahlöö
Roseanna è un romanzo che ho iniziato con qualche difficoltà, più per ragioni pratiche che narrative: la mia copia cartacea aveva caratteri talmente minuscoli da rendere la lettura faticosa. Sono così passata alla versione digitale e, una volta superato questo ostacolo, la storia ha cominciato a scorrere con maggiore naturalezza.
Scritto negli anni ’60, Roseanna non è un giallo contemporaneo, e lo si percepisce subito: nel ritmo lento, nell’attenzione quasi documentaristica al lavoro della polizia, e nell’atmosfera del tempo. È un romanzo che chiede pazienza e che rifugge i colpi di scena facili, preferendo costruire l’indagine passo dopo passo, con un realismo che oggi può sembrare inusuale. Non a caso Andrea Camilleri lo ha riportato in auge in Italia, definendo Sjöwall e Wahlöö tra i padri del poliziesco moderno.
L’indagine condotta da Martin Beck è metodica, ostinata, fatta di attese, tentativi e verifiche continue. A volte procede per esclusione più che per intuizione, e questo può dare la sensazione che la storia avanzi “a eliminazione”. È un approccio che può spiazzare chi è abituato ai thriller più dinamici, ma che rappresenta perfettamente la poetica degli autori: raccontare il lavoro di polizia così com’è, nei suoi tempi lunghi e nelle sue incertezze.
Nel complesso, Roseanna mi è piaciuto: è un giallo che non punta sull’effetto sorpresa, ma sulla costruzione paziente di un mondo, di un metodo investigativo e di un personaggio destinato a lasciare un segno. Un romanzo importante per capire le radici del noir scandinavo, e ancora oggi capace di farsi leggere con interesse — purché gli si conceda il suo ritmo.
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