Jean Pierre Art: Ritratti d'Autore

La storia della ritrattistica è un argomento complesso, ma affascinante. Nella storia dell’arte la raffigurazione del volto mostra un’alternanza di fasi, che passano essenzialmente dal realismo all’idealizzazione, dalla stilizzazione dei tratti alla loro deformazione espressionistica.
Con la nascita della fotografia si fa largo nella società anche il ritratto fotografico, che nasce come surrogato del ritratto pittorico: un modo più veloce ed economico per avere impressa la propria immagine.
Nella società contemporanea la fotografia ha preso piede in maniera spropositata. Il popolo dei selfies mette a dura prova il concetto di bella fotografia (ma questa è un’altra storia).

Con queste premesse, quando ho visto in lontananza i ritratti di Jean Pierre, ho veramente pensato che fossero delle bellissime fotografie in bianco e nero.
Scoprire dopo poco, che non di fotografie si trattava, ma di ritratti realizzati a matita e a penna biro, mi ha lasciata veramente senza parole, ché già per fare delle fotografie così bisogna essere veramente bravi!
Le sue opere, i suoi disegni, hanno un’anima e per questo a me sono sembrate così simili a delle fotografie ben fatte. Occhi, sguardi, espressioni che Jean Pierre è bravissimo a cogliere e a riprodurre.
Emozioni che lasciano senza fiato, letteralmente.
Era fine settembre ed ero a Roma, nella fantastica cornice di Via Margutta, ad uno dei vernissage organizzati in Area Contesa Arte, dove sono riuscita a conoscere Jean Pierre Jurahuac e a farmi raccontare qualche cosa in più sulle sue opere.

Da dove hai cominciato? Quale è la tua storia artistica?
Parte tutto dalla passione per il fumetto e per i cartoni animati.
Più si disegna, più ci si applica e più ci si rende conto che il tratto migliora.
Mi piace mettermi a confronto con la realtà, con il colore della natura, con il colore che hanno gli animali … tutto questo è pura arte.
Perché l’assenza di colore?
Lavorare solo con la matita è un’arte. Quando io faccio un ritratto, parto dal colore e lo traduco in bianco e nero. Già questo è uno studio del colore stesso.
Più si perfeziona la tecnica della matita, più si perfezionano i colori.
Il mio percorso artistico parte dalla matita,
per approdare al pastello,
al colore acrilico,
per giungere, infine, alla scultura.
Quindi tu fai anche sculture …
Sì, faccio anche sculture, ma tutto parte sempre dal disegno.

Con la tecnica che usi l’errore non è consentito.
No, assolutamente … il disegno è tutto nella mia testa. È come per lo scultore, che nel blocco di marmo vede già il soggetto che vuole scolpire.
Quanto tempo ci vuole per imparare una tecnica del genere?
Il tempo che ci vuole è relativo, dipende molto dalla persona e dalla propria passione. Io vengo dall’Istituto Artistico, che mi ha fornito le basi per cominciare ad utilizzare questa tecnica.

Quanto c’è di te in quello che fai?
Il 100%, anzi di più.

Fare un ritratto, però, vuol dire anche rappresentare qualcun altro.
Proprio nei ritratti il mio io rimane impresso nel volto che disegno. Quel volto è come se lo avessi partorito io. È come se lo avessi fatto e cresciuto io.
Dopo che l’ho finito, lo conosco in ogni dettaglio e particolare.

Commenti

  1. Complimenti per il post.
    Non conoscevo questo giovane artista e condivido ogni sua parola per ciò che concerne l'uso del bianco e nero come anche del colore, del ritratto e della scultura. Grazie.

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  2. Che bello, Pia, sono contenta!

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