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Mani d'Africa e Molby Creation: l'unione fa la forza

In Swahili tulime vuol dire coltiviamo. In Italia Tulime è sinonimo di cooperazione, di comunità.

Cosa vuol dire?
Chi opera in Tulime è convinto, che l’idea di sviluppo vada rivoluzionata. Senza la retorica dell’aiuto, oltrepassando la logica dell’emergenza, chi opera in Tulime crede nella forza dell’incontro tra territori e persone per conoscersi reciprocamente.
Non più un’adozione di persone, ma una adozione di comunità.

Tra i progetti di Tulime in Africa, ce n’è uno che mi ha particolarmente colpito: Mani d’Africa.


Il progetto è nato nel 2011 sull’Altopiano di Iringa, in Tanzania, e il suo obiettivo è quello di sviluppare e sostenere l’artigianato tanzaniano.
Come?
Secondo lo spirito di cooperazione di Tulime, attraverso il lavoro, lo scambio culturale, attraverso l’unione e lo scambio delle competenze culturali dei volontari e dei locali, che vorranno partecipare ai progetti sartoriali e di creazione di monili.  
 
Ora, immaginate lo stupore, quando ho letto su Facebook il post di Molby Creation.  
Giugno e luglio si va in Tanzania...per un progetto artigianale in un villaggio di montagna nell'altopiano di Iringa...
Stupore misto a curiosità, il mio.
Francesco, Molby, realizza gioielli bellissimi, gioielli parlanti, che racchiudono storie.  
Ecco. Io ho immaginato Francesco in Tanzania a raccontare e ad ascoltare e non ho potuto fare a meno di contattarlo per chiedergli di raccontarci di questo suo viaggio.
 
Due mesi rappresentano un lungo periodo di viaggio. Con che spirito parti?
Apertissimo al dare e ricevere. Spero di poter vivere questo tempo, non nei giorni del calendario, ma nel battito cardiaco, che accompagna i passi.
Vedo in questo viaggio, precisamente, il seguito inaspettato del percorso, che da anni conseguo.
 
Che cosa è il progetto Mani d'Africa?
Il progetto Mani d'Africa è un progetto, che va avanti già da diversi anni, dove artigiani italiani collaborano, cooperano, con artigiani del luogo.
Il mio ruolo in questo viaggio sarà di creare una linea di monili, utilizzando materiali ed utensili reperibili sul luogo.
Il senso primo è quello di riuscire a miscelare le due culture in modo naturale, senza che l'una prevalga su l'altra, manifestandolo con dei gioielli. Infatti nel primo periodo mi lascerò colmare dal luogo, dalle persone, dalle tradizioni e dalle tecniche artigianali, nel secondo ci sarà la fusione di tutte le informazione emotive/tecniche apprese per tramutarle in materia.
Per alcune lavorazioni bisognerà partire dall'inizio, imparare e farle imparare. Sono un autodidatta, quindi nel mio percorso sono partito dalle tecniche più semplici, reinventandole un po’ a modo mio.
 
Sei pronto a partire. Cosa hai messo di concreto in valigia e cosa di metaforico?
In valigia di concreto ... l'indispensabile, di metaforico molto di più.
 
Quali sono le tue aspettative?
Spero di poter lasciare la Tanzania cresciuto, evoluto e di lasciare persone, che possano continuare il Progetto Monili, quindi offrire opportunità di lavoro per chi resta.
 
Sarai l'unico artigiano o avrai dei compagni di viaggio?
No, partirò insieme a Roberta Pelliccetti, artigiana/stilista cha già da diversi anni segue il progetto Mani d'Africa con la sartoria di Pomerini e le sarte del villaggio.
Roberta sarà la coordinatrice anche del Progetto Monili.
 
Stai organizzando per il 14 maggio un pranzo di raccolta fondi. Cosa bisogna reperire prima della partenza?
Il pranzo sarà uno degli eventi, che faremo per finanziare tutto il progetto, cercheremo anche di fare un crowdfunding online.

Noi auguriamo a Francesco un viaggio ricco di incontri e scoperte. Siamo sicuri che incontrerà persone speciali e che la sua sarà una esperienza indimenticabile.
Lo aspetteremo qui, se vorrà, per ascoltare il racconto della sua esperienza.

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