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Luigi Calvelli: sculture d'autore

Quando è cominciata la mia ricerca della creatività, io avevo ancora l’idea che le posate servissero solo ed unicamente per portare cibo alla bocca. Non immaginavo minimamente che potessero diventare qualcosa di diverso, meno che mai qualche cosa di artistico.
La prima scoperta fu che cucchiai e cucchiaini potessero diventare bellissimi e unici bijoux plasmati dalle abili mani di Teddy. E già la cosa aveva per me dell’incredibile.
Pensare, poi, che le posate potessero diventare vere e proprie sculture era per me inimmaginabile.

Inimmaginabile, dicevo, ma non del tutto impossibile. 
L’incontro con queste particolari sculture e con il loro artefice, Luigi Calvelli, è avvenuto a Via Margutta ad Area Contesa Arte ed è stato amore a prima vista.
Ringrazio il signor Calvelli per essere stato così disponibile a rispondere alle mie domande.

Da dove comincia la sua storia di artista?
Io ho cominciato quando ero ragazzo, mi è sempre piaciuto fare queste cose qui. Crescendo, poi, mi sono accorto che a me piace creare, ma non copiare. Un artista è prima di tutto un grande artigiano e poi è anche un artista.
Ha fatto degli studi particolari per affinare la sua arte?
No, io sono un autodidatta.

Come mai utilizza le posate per le sue opere?
Perché avevo quelle a disposizione.
Mi ricordo che a mia mamma prendevo sempre tre o quattro forchette per provare e sperimentare.
Anche perché io ho cominciato a lavorare il ferro, che a differenza delle posate, che sono composte con una lega, è molto più semplice da saldare. Una sera a cena trovai i cucchiai di legno, perché non c’erano più posate a disposizione.

Quale è il punto in comune tra plasmare il ferro e plasmare un oggetto che già ha una sua forma specifica?
In scultura c’è sempre bisogno di una base e di un progetto. 
Mi può descrivere cosa è secondo lei la creatività?
È la cosa più bella del mondo. Non c’è parola per descriverla. È come la felicità.
Io avrei voluto saper suonare la chitarra, ma non ero portato. Invece ho avuto la fortuna di avere un altro dono.

Le sue sono opere molto d’effetto.
Sono sempre stato dell’idea di voler creare qualche cosa di mio, di particolare.
Anche nella pittura io utilizzo stoffe, sassi e altri materiali, ma le mie opere non sono astratte. A me l’astratto non piace, non mi reputo ancora in grado di farlo. 
L’opera astratta deve sempre avere qualche cosa di particolare ed è molto difficile realizzarne una.
Quanto c’è di lei nelle sue opere?
C’è tutto.
Io le penso e le creo, poi sta agli altri giudicare. Io faccio arte, ma non mi intendo di arte. Chi parla di me sono le mie opere e io sono anche contento che possano parlare di me quando ancora sono vivo!

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