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Viaggio nella Street Art di UNO

La TV ha fatto in modo che andare a teatro sembrasse inutile;
la fotografia ha praticamente ucciso la pittura;
ma i graffiti sono rimasti gloriosamente incontaminati dal progresso.
(Bansky)

La street art romana, dal 2000 ad oggi, ha fatto passi da gigante. Tanto grandi, che il Comune di Roma ha deciso di realizzare una mappa della street art romana. Insomma, rispetto agli inizi di questo movimento, sta avvenendo una vera e propria rivoluzione o quanto meno si sta cambiando il punto di vista.
La street art è un’arte in movimento, così come lo sono gli street artist.
Lo è pure UNO, artista che vive e lavora a Roma dal 2005 e che io ho rincorso per quasi un anno, prima di poter parlare con lui al telefono. Posso dire, comnque, che è valsa la pena aspettare.

Le tecniche che lui utilizza sono quelle classiche della street art, ma quello che di più mi ha colpito nel vedere le sue opere è vedere come riesce a giocare con la tecnica pubblicitaria per poi cambiarla di segno, per farla diventare strumento per una critica alla pubblicità stessa.
Sono riuscita ad intercettarlo in occasione della mostra Qwerty tenutasi a Roma nel mese di giugno.

Come mai la scelta dello pseudonimo? Come mai UNO come nome d'arte?
In realtà i motivi sono molteplici, nati  tutti per varie opportunità.
Innanzitutto è stato estrapolato dal mio nome reale.
Quando, poi, ho preso una direzione più precisa di quello che facevo ho cominciato a usare il volto del bambino della Kinder e lo pseudonimo UNO ha rappresentato l’unicità che veniva rappresentata in ogni mio lavoro.
Poi c’era il mio interesse per il situazionismo, movimento politico e artistico sorto in Francia che, richiamandosi al surrealismo, concepisce l’intervento politico come costruzione di situazioni.
Mentre nasceva il progetto di Luther Blissett, che vedeva impegnati centinaia di artisti e attivisti sociali in Europa, a me piaceva l’idea pirandelliana di uno nessuno e centomila.

Come si diventa street artist?
Io sono nato come street artist, ma non era niente di voluto. Quando ho cominciato, erano i primi anni del 2000, mi guardavo intorno, erano i primi anni che, viaggiando, la mia attenzione ricadeva sui lavori di strada.
Erano anni in cui lavoravo con  gli stickers e con i poster.
Erano anni in cui la street art cominciava a essere sdoganata, ma in realtà ancora non lo era del tutto.
Se ci beccavano per strada anche le persone avevano da ridire e non erano molto contente. Ora non è del tutto sdoganato, ma qualcuno che ti fa i complimenti oggi lo trovi.
Io ho sempre disegnato e con la street art ho cercato di realizzare qualche cosa di mio. Non si diventa street artist dal nulla. Io ho sempre disegnato e dipinto, ho cominciato a usare le bombolette un po’ per gioco e per divertimento.

Tra muralismo, collage, découpage, stencil quale è la tecnica che prediligi e perché?
In realtà non c’è una predilezione assoluta, dipende dal momento in cui mi trovo a fare una cosa.

Esiste il muro perfetto su cui lavorare?
Esiste!
Esiste il muro del cavolo.
Io credo che esiste l’attitudine del  muro. Ci sono dei muri che all’inizio non ispirano, ma che quando cominci a lavorarci su esprimono grandi possibilità.
Ci parli della tua ultima mostra?
C’è un mondo particolare. Per chi conosce il mio lavoro è piuttosto inaspettata. E’ molto illustrativa. Non è un semplice alfabeto, ma un qwerty, una tastiera. Quindi, oltre alle lettere in formato 50x70 a spray, ci sono anche tutti i tasti che compongono la tastiera.
E’ un alfabeto moderno e giocoso. Ogni tasto ha un disegno, che richiama il tasto stesso.
Quale è il passaggio tra street artist a galleria d’arte?
A me fa paura definirmi artista. Io ho 36 anni, lavoro da tanto, mi lusinga essere chiamato artista, ma un po’ mi fa paura.
Allo stesso tempo chi è street artist è prima di tutto artista e se uno street artist entra in galleria è un riconoscimento per il lavoro svolto.
Precludersi la possibilità di fare tele e lavori indoor è una scelta, che io non condivido.
A me piace fare sempre cose nuove. Questo è stato un progetto lungo, con più di 50 lavori in mostra, mi ha chiuso per tanto tempo in studio, ma che mi ha divertito molto. Ho usato unicamente spray e il risultato è pazzesco.

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