Oggetti di viaggio | La valigia
C'è un momento, prima di ogni viaggio in aereo, in cui la valigia smette di essere una valigia e diventa un problema matematico.
La riempi con attenzione, cercando di farci stare tutto quello che pensi possa servirti. Qualche vestito in più, perché non si sa mai. Le scarpe. Il beauty-case. Il libro che leggerai sicuramente durante il viaggio. E magari quella giacca che, a guardarla nell'armadio, sembra indispensabile.
Poi arriva il momento della verità.
La valigia va pesata.
E ripesata.
Perché quei due etti in più possono fare la differenza tra un tranquillo passaggio al check-in e il momento in cui sei costretto ad aprire la valigia davanti a tutti, cercando disperatamente qualcosa da trasferire nel bagaglio a mano.
A quel punto comincia il gioco degli incastri.
Togli una maglietta.
La pesi.
Troppo.
Togli un paio di scarpe.
Ripesi.
Finalmente il peso è quello giusto.
Richiudi la valigia e ti siedi sopra, perché nel frattempo la cerniera ha deciso di non collaborare.
E pensare che la valigia non è sempre stata così.
Oggi la immaginiamo quasi sempre con le sue quattro ruote, il manico telescopico e quella forma rigida e perfettamente organizzata che ci permette di trascinarla dietro di noi attraverso aeroporti e stazioni.
Ma per molto tempo viaggiare significava portarsi dietro qualcosa di molto diverso.
La valigia nasce infatti dall'evoluzione di un altro grande oggetto del viaggio: il baule.
Grandi, pesanti, robusti, costruiti per affrontare viaggi che non avevano nulla della velocità a cui siamo abituati oggi. I bauli accompagnavano i viaggiatori sui treni e sulle navi e contenevano molto più di qualche cambio di vestiti. Erano quasi piccoli pezzi di casa da portare con sé.
Poi il modo di viaggiare è cambiato.
Sono arrivati treni più veloci, automobili, aerei. I viaggi sono diventati più frequenti e, soprattutto, più veloci. E un grande baule da trascinare non era più così pratico.
La valigia si è fatta più piccola, più leggera, più maneggevole.
Ha cambiato materiali, forme e colori.
E poi, a un certo punto, sono arrivate le ruote.
Una piccola rivoluzione.
Da quel momento non abbiamo più dovuto sollevare la nostra valigia: abbiamo cominciato a trascinarcela dietro, con quel rumore inconfondibile delle rotelle sul pavimento della stazione, dell'aeroporto o dell'albergo.
Eppure, per quanto sia cambiata, la valigia continua a fare una cosa che ha sempre fatto.
Porta con sé un pezzo della nostra vita.
Prima di partire contiene soprattutto aspettative.
La prepariamo pensando a quello che faremo, ai luoghi che vedremo, alle giornate che ci aspettano. Ogni cosa che infiliamo dentro sembra avere un piccolo compito: quella camicia per la cena, le scarpe comode per camminare, il libro per il viaggio, la felpa perché magari la sera farà fresco.
E mentre la riempiamo, in qualche modo, il viaggio è già cominciato.
Poi la valigia parte con noi.
Attraversa stazioni, aeroporti, alberghi. Viene trascinata sui marciapiedi, appoggiata sul letto di una stanza che per qualche giorno sarà casa nostra, aperta e richiusa ogni sera.
E quando torniamo, la valigia è diversa, non necessariamente fuori, ma dentro.
Perché adesso, insieme alle nostre cose usate stropicciate e puzolenti, contiene qualcosa che prima non c'era: biglietti, ricevute, piccoli acquisti, magari un sasso raccolto durante una passeggiata, una calamita, una cartolina.
Ma soprattutto contiene ricordi.
Ci sono viaggi che riconosciamo ancora prima di aprirla. Basta guardarla per ricordare dove siamo stati. Un adesivo, un'etichetta, un piccolo graffio diventano improvvisamente capaci di riportarci in un luogo preciso.
E forse è questo il bello della valigia: non trasporta soltanto quello che ci serve per partire, trasporta quello che ci riportiamo indietro
Le cose che abbiamo comprato, certo, ma anche quelle che non si possono mettere davvero in valigia: una giornata passata a camminare senza meta, una piazza scoperta per caso, una cena che non avevamo programmato, una risata, un tramonto, una persona incontrata lungo la strada.
Sono ricordi che non pesano sulla bilancia dell'aeroporto, per fortuna.
E quando finalmente la svuotiamo, qualcosa rimane sempre sul fondo e non necessariamente è un oggetto, a volte è semplicemente la voglia di ripartire.
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