Una cartolina da Schönbrunn
Per la mia generazione, Sissi ha il volto di Romy Schneider.
Non quello dell'imperatrice che troviamo sui libri di storia, ma quello della ragazza che corre nei boschi, che si innamora di Francesco Giuseppe e che attraversa sale sontuose con abiti bellissimi e capelli ancora più belli e lunghi.
È quella Sissi che avevo in testa quando sono arrivata a Schönbrunn.
Per visitare il castello ci sono diversi percorsi. Io ho scelto quello più completo. E, una volta entrati, è stato quasi come giocare a un gigantesco “e adesso vediamo cosa c'è qui dentro”: i tornelli si sono aperti davanti a noi uno dopo l'altro.
Alla fine, del complesso di Schönbrunn sono rimasti fuori soltanto lo zoo e la Scuola di equitazione spagnola.
Per il resto, abbiamo lasciato che fosse il palazzo a guidarci.
La prima parte della visita ci porta ancora più indietro, nella storia dell'Austria.
Prima di Sissi c'è un'intera dinastia, ci sono guerre, alleanze, matrimoni, imperatori e imperatrici. Schönbrunn non è soltanto la casa di Elisabetta: è uno dei luoghi attraverso cui si può leggere la storia della monarchia asburgica.
E questa storia viene ricostruita proprio attraverso le stanze del castello. Una stanza dopo l'altra, gli ambienti raccontano le persone che li hanno abitati e il mondo nel quale hanno vissuto.
E così, quasi senza accorgercene, la Sissi dei film rimane per un po' fuori dalla porta.
Prima bisogna conoscere il mondo nel quale è entrata.
Poi, finalmente, si entra nelle stanze di Sissi e di Francesco Giuseppe.
Nelle sale da pranzo, nelle camere da letto, negli studi, perfino nei bagni.
Ed è qui che la storia prende vita.
Perché non ci troviamo davanti a stanze vuote, ripulite dalla vita di chi le ha abitate. Sono ambienti pronti all'uso. I tavoli sono apparecchiati, le scrivanie conservano gli oggetti di chi ci lavorava, le camere raccontano ancora la loro quotidianità.
Per qualche momento è facile dimenticare che siamo dentro un museo.
Sembra quasi che gli abitanti siano usciti un attimo prima e possano tornare da un momento all'altro.
Ed è allora che Sissi smette di essere soltanto il volto di Romy Schneider.
E viene fuori il racconto di una donna molto diversa dalla Sissi che avevo conosciuto attraverso i film.
Una donna fragile, profondamente segnata dal lutto per i suoi figli, che sembra costruire intorno a sé una corazza fatta di disciplina, di rituali e di un'attenzione quasi ossessiva per il proprio aspetto.
Il suo corpo diventa qualcosa da controllare, da mantenere perfetto. I lunghissimi capelli, la cura della persona, le abitudini che regolano le sue giornate raccontano una ricerca della perfezione che sembra andare ben oltre la vanità.
Quasi che, in un mondo nel quale non poteva controllare ciò che accadeva intorno a lei, potesse almeno controllare se stessa.
La Sissi di Romy Schneider comincia allora a lasciare spazio a Elisabetta.
E la fiaba, piano piano, si incrina.
Eppure il percorso continua.
Si attraversano altre stanze, si passa dai luoghi della vita quotidiana ai grandi saloni destinati alle feste e alla rappresentazione della corte. Gli spazi si fanno più solenni, più spettacolari, e Schönbrunn torna a ricordarci che questa non era semplicemente la casa di una famiglia, ma la residenza di una delle più importanti dinastie d'Europa.
Ci aspettano i giardini.
Dopo aver attraversato stanze, camere, studi e saloni, improvvisamente lo spazio si apre. I viali si allontanano dal palazzo, il verde prende il posto degli arredi e Schönbrunn cambia ancora una volta volto.
Si cammina lungo i giardini fino a raggiungere la Gloriette, sulla collina.
Oggi ospita un caffè, ma quando fu costruita, nel Settecento, aveva tutt'altra funzione. Era un monumento celebrativo, voluto da Maria Teresa, e soprattutto il grande punto scenografico dei giardini: da lassù la reggia e Vienna si aprivano davanti agli occhi.
E forse è proprio questo il senso della Gloriette: dopo aver attraversato la storia degli Asburgo dentro le stanze del palazzo, arrivare qui e ritrovarla trasformata in paesaggio.
Si rischia sempre di dare per scontato quello che vediamo.
Un edificio diventa semplicemente un edificio, un giardino un giardino, un monumento parte dello sfondo. Poi scopri la storia che c'è dietro e improvvisamente quello stesso luogo cambia.
La Gloriette non è più soltanto quella costruzione in cima alla collina che avevo fotografato.
È lì da più di due secoli, a raccontare una parte della storia di questo luogo.
E basta saperlo per guardarla con occhi diversi.
Tornando indietro sui nostri passi, siamo entrati in uno dei labirinti.
E qui la storia degli Asburgo ha lasciato per qualche minuto il posto al cinema.
Non abbiamo resistito alla tentazione di crederci dentro Shining di Stanley Kubrick.
Ve la ricordate la scena finale, vero?
Il labirinto, la neve, Jack Torrance che insegue Danny tra le siepi...
Peccato che a Schönbrunn fosse pieno agosto e che, al posto della neve, avessimo un bel sole viennese.
Ma per qualche minuto abbiamo fatto finta di niente.
Dopotutto, un viaggio è anche questo: passare dalla storia degli imperatori a una fuga cinematografica dentro un labirinto, senza neppure dover cambiare posto.
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