Vienna: non tornare come sei partito, torna diverso


L'unica regola del viaggio è: non tornare come sei partito, torna diverso.

Queste parole di Anne Carson sono perfette per raccontare il nostro viaggio a Vienna.

Non scriverò, come ho fatto per Parigi e per Firenze, un megapost fatto di itinerari, musei e posti da vedere. Per questo vi ho preparato un'infografica con il nostro itinerario e credo che sia sufficiente.

Quello che invece voglio raccontarvi oggi sono le esperienze che abbiamo vissuto a Vienna. Quelle uniche, irripetibili, che appartengono a questa città e che, forse, in nessun altro posto avremmo potuto vivere nello stesso modo.

Sono proprio queste esperienze a rendere speciale un viaggio: quelle che ti fanno tornare a casa diverso da come sei partito, con una valigia piena di emozioni e di ricordi. Anche buffi, perché no!

Cosa mi aspettavo da Vienna?

Mi aspettavo di trovare una città accogliente. E avevo ragione.

Vienna non respinge, non sembra preoccuparsi dell'invasione dei turisti: li accoglie. Nessun problema a comunicare, perché tutti parlano inglese, persino al supermercato sotto casa. Nessuna estenuante fila per entrare nei musei e nei castelli. Nessuna difficoltà a muoversi in metropolitana, anche la sera.

Qual era il mio desiderio?

Rendere questo viaggio un'esperienza indimenticabile.

Ci sono riuscita?

Sì. Decisamente.

E ora vi racconto che cosa ha reso questo viaggio così indimenticabile.


Il Musikverein


L'associazione Vienna - Mozart - musica classica è una delle più facili e forse anche delle più banali.

E così, mentre pianificavo il viaggio, mi è venuta l'idea di cercare dove poter assistere a un concerto di musica classica.

La scelta non mancava. A Vienna sono moltissime le chiese che organizzano concerti e le possibilità erano davvero tante. Ma, spinta dalla curiosità, sono andata a vedere se fosse possibile fare qualcosa di diverso: assistere a un concerto nella Golden Hall del Musikverein, la Sala d'Oro che ogni anno ospita il celeberrimo Concerto di Capodanno.

Uno di quei luoghi davanti ai quali pensi: magari riuscissi a metterci anch'io un piede dentro.

Poi è arrivata la bacchetta magica di internet.

Ho scoperto che il Musikverein non è riservato al Concerto di Capodanno, ma ospita concerti di musica classica durante tutto l'anno. Ho scoperto che i biglietti non avevano prezzi proibitivi e che, quindi, quella che sembrava un'esperienza da guardare da lontano poteva diventare realtà.

A quel punto restava un ultimo dubbio: come ci si veste per entrare nella Golden Hall?

Studiando un po' meglio ho scoperto che non c'erano indicazioni di dress code rigide o eccessivamente formali.

Insomma, non solo era possibile. Era fattibile.

E così abbiamo comprato i biglietti.

Far entrare i vestiti belli in valigia non è stato semplicissimo, ma alla fine ci sono riuscita.

La prima serata a Vienna è iniziata sui tacchi alti.

Entrare in un teatro è sempre un'emozione. Entrare nella sala da concerto del Musikverein, poi, è come entrare in un film. La Golden Hall, con la sua eleganza un po' fuori dal tempo, sembra quasi aspettare che cominci la scena.

Naturalmente eravamo quasi tutti turisti. E ognuno di noi era lì per la stessa ragione: godersi l'esperienza.

E poi è cominciata la musica.

Il programma prometteva Mozart, Haydn e Vivaldi: la Sinfonia n. 40 di Mozart, la *Sinfonia degli addii* di Haydn e, dopo l'intervallo, *Le quattro stagioni* di Vivaldi.

Tutto molto elegante. Tutto molto viennese.

Peccato che, durante la serata, sia successo un mezzo disastro.

Buona parte del pubblico, infatti, era composta da turisti che, come noi, erano lì soprattutto per vivere un'esperienza. E forse non tutti avevano ben chiaro come ci si comporta in una sala da concerto.

Ogni tanto cadeva qualcosa. Si sentiva un tonfo. Qualcuno applaudiva a casaccio, probabilmente convinto che fosse arrivato il momento giusto. E io, invece di godermi tranquillamente la musica, avevo cominciato a sentire risuonare nella testa una voce proveniente da un passato ormai lontanissimo.

La voce della mia professoressa di Educazione musicale delle scuole medie: «Ai concerti si assiste immobili, senza quasi respirare, perché i concertisti sono tesi come corde di violino e sentono ogni minimo fruscio che viene dalla platea.»*

E niente.

Io ero lì, nella Golden Hall del Musikverein, sui tacchi alti, vestita bene, davanti a Mozart, Haydn e Vivaldi...

...e terrorizzata all'idea di fare rumore.

Poi è arrivato Vivaldi e il finale è stato epico.

Quando sono partite Le quattro stagioni, l'atmosfera è cambiata completamente. Alla fine dell'ultimo movimento ci siamo ritrovati tutti in piedi ad applaudire e a chiedere il bis.

Tutti.

Vivaldi ha fatto la magia di educare all'ascolto della musica tutti quanti. La musica è un linguaggio unico e internazionale e, nella Golden Hall, quella sera, si è capito benissimo.


La Sacher

Organizzare un viaggio, a casa mia, non vuol dire solamente fare un elenco di posti da visitare. Vuol dire anche organizzare i pasti, scegliere i ristoranti e fare una lista delle delizie da assaggiare.

E se si è a Vienna non si può non assaggiare il dolce viennese per eccellenza: la Sacher.

Ma c'era un motivo in più per cui questa tappa non poteva mancare.

La Sacher è un dolce che faccio anche io a casa. Non potevo certo accontentarmi di mangiarne una fetta in un qualsiasi caffè di Vienna.

Se dovevamo assaggiare la Sacher, dovevamo farlo lì dove la Sacher-Torte è nata: all'Hotel Sacher.

Il Café dell'Hotel Sacher è bellissimo ed elegantissimo.

No, questa volta non ero sui tacchi, anche se il posto li avrebbe decisamente meritati.

Ma sono entrata comunque con una certa emozione. Perché una cosa è preparare una Sacher nella propria cucina, un'altra è sedersi proprio lì, nel luogo in cui quella torta è diventata famosa in tutto il mondo.

E sì.

Qui ho mangiato la Sacher-Torte più buona della mia vita.


Figlmüller


Quello che vale per la torta vale anche per la fettina panata.

Se siamo a Vienna, non possiamo limitarci a mangiare una Wiener Schnitzel qualsiasi. L'idea di assaggiarla proprio nel luogo che l'ha resa famosa aveva un fascino tutto suo.

E così, anche Figlmüller è entrato nel nostro viaggio.

Figlmüller è un locale molto più alla mano rispetto al Café dell'Hotel Sacher, quasi una vecchia osteria. Si respira una bella aria allegra e a tavola arriva una cosa che definire “fettina panata” sembra quasi un'offesa.

Perché sì, le cotolette sono enormi.

Buonissime, ma enormi.


Il Prater


Un giro al Prater non poteva mancare. Varcare la sua soglia è come ritornare bambini.

Ma la vera magia del Prater, secondo me, non sta nell'aver conservato le “attrazioni d'epoca”. Alcune sono state rinnovate e naturalmente nel tempo ne sono arrivate di nuove.

La magia è un'altra: il Prater ha conservato lo stile e lo spirito del parco giochi.


Non è un moderno parco divertimenti dove tutto è studiato per stupire, organizzato e confezionato fino all'ultimo dettaglio. È ancora, prima di tutto, un luogo dove si va per giocare.

E questa sensazione mi ha riportato direttamente al parco giochi della mia infanzia.

Le attrazioni sono cambiate, ma la formula è rimasta la stessa.

E forse è proprio questo il suo segreto: il Prater è cresciuto senza diventare adulto.

Almeno nel pomeriggio e nella prima serata, quando lo abbiamo vissuto noi, il Prater è anche un luogo decisamente familiare. È pieno di famiglie, e non soltanto di quelle con bambini piccoli. E ci sono tantissime attrazioni pensate proprio per loro, perché anche i più piccoli possano trovare il loro gioco.

Noi siamo cresciuti, sì, ma non siamo diventati abbastanza adulti da rinunciare all'ebbrezza di qualche giro sull'autoscontro.


Non salivo su una di quelle macchinette da almeno trent'anni. Evidentemente non conservavo memoria delle botte alla schiena a ogni scontro.

E così, tra una collisione e l'altra, ho finito per chiedere scusa in italiano a tutti quelli con i quali ci siamo scontrati.


Il Danubio


Sulle rive del Danubio ci siamo arrivati per caso, durante il nostro viaggio di nozze, quasi vent'anni fa e del tutto impreparati.

Il  Bel Danubio blu, nella nostra immaginazione di allora, era il fiume che attraversava la grande città. Ci aspettavamo, forse, quello che ci si aspetta quando si pensa a un grande fiume europeo: ponti, palazzi, il centro della città affacciato sull'acqua.

Non c'è niente di più sbagliato, almeno a Vienna.

Quello che non avevamo messo in conto, vent'anni fa, era che il Danubio viennese è balneabile.

Non so nemmeno come ci fossimo ritrovati, vestiti di tutto punto, negli stabilimenti balneari del fiume. Ricordo perfettamente la mia espressione sbigottita davanti a gente in costume che si buttava nel fiume e nuotava tranquillamente.

Il mio metro di paragone era, ed è, il Tevere, quindi immaginate la scena...



Per questo viaggio, invece, con gli occhi stupiti di mio figlio che mi guardavano, ho messo in valigia teli da mare e costumi.

Questa volta, però, abbiamo deciso di fare i viennesi fino in fondo: niente stabilimenti, abbiamo scelto un tratto di spiaggia libera e ci siamo sistemati lì, proprio come se fosse la cosa più normale del mondo.

Non abbiamo osato fare il bagno ma l'acqua del Danubio ci ha bagnato fino alle ginocchia.


La giornata sulle rive del Danubio è stata il nostro gran finale, il colpo di teatro che un adolescente non si aspetta.

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