Una cartolina dalla Hofburg: sulle tracce di Sissi
Se Schönbrunn ci era sembrato il palazzo delle passeggiate nei giardini, delle stanze private e di rappresentanza, Hofburg è qualcosa di diverso.
Qui non siamo semplicemente nella residenza di una famiglia imperiale. Siamo nel luogo dal quale, per oltre sette secoli, gli Asburgo hanno governato il loro impero.
Hofburg, però, non è nata tutta insieme. Le sue origini risalgono al Medioevo, quando qui sorgeva una fortezza. Poi, nel corso dei secoli, ogni sovrano ha aggiunto qualcosa: un'ala, un cortile, nuove stanze, nuovi edifici. Gotico, Rinascimento, Barocco, Ottocento, le epoche non si sono sostituite, si sono semplicemente accumulate.
Il risultato è un complesso enorme, quasi una città dentro la città e dentro questa città vivevano gli imperatori, si svolgevano le cerimonie, si prendevano decisioni che riguardavano un impero intero.
Ma noi siamo arrivati qui per cercare una persona: Elisabetta di Baviera, la futura imperatrice d'Austria.
Ed è proprio attraversando gli Appartamenti Imperiali che la grande storia comincia, finalmente, a diventare piccola.
Non più soltanto imperatori, ricevimenti e cerimonie, qui troviamo la quotidianità.
Gli abiti, gli oggetti personali, le spazzole, gli accessori per la cura dei capelli. Tutte quelle cose apparentemente banali che, proprio perché banali, riescono a raccontare una persona molto più di un ritratto ufficiale.
È stata una stanza in particolare a farmi fermare. Non era la più sontuosa. Non era quella che raccontava meglio il potere degli Asburgo. Anzi, a prima vista sembrava quasi una stanza normale.
Poi ho cominciato a guardare i particolari.
Il tavolo da toilette, lo specchio, le spazzole, gli oggetti per la cura personale e poi, attaccati allo stipite della porta, gli anelli da ginnastica.
Devo ammettere che mi hanno colpito.
In mezzo a velluti, dorature, mobili preziosi e tutto quello che ci aspetteremmo di trovare nella stanza di un'imperatrice, quegli anelli sembravano fuori posto.
E invece raccontano moltissimo di Elisabetta.
Sissi dedicava moltissimo tempo alla cura del proprio corpo. Ginnastica, equitazione, lunghe passeggiate. I suoi capelli richiedevano ore di lavoro e la sua attenzione alla forma fisica era quasi una disciplina quotidiana.
Non sto più guardando una stanza imperiale.
Sto guardando una donna che ogni mattina doveva alzarsi, pettinarsi, allenarsi, vestirsi.
Una donna che aveva a disposizione palazzi, servitù e ogni genere di lusso, ma che cercava ostinatamente di conservare qualcosa che a corte le veniva continuamente sottratto: la possibilità di essere semplicemente Elisabetta.
E' qui che, più che nelle grandi sale di rappresentanza, comincio a intravedere la fragilità di Sissi.
Quegli oggetti raccontano una donna che aveva bisogno di esercitare un controllo quasi assoluto sul proprio corpo e sulla propria vita.
Il corpo diventava uno spazio sul quale poteva ancora decidere lei, ma fuori da quella stanza c'era l'imperatrice, c'era la corte, c'erano le regole, le aspettative e soprattutto il ruolo che le era stato assegnato.
Sissi aveva tutto ciò che, visto da fuori, avrebbe dovuto renderla felice. Eppure sembra che proprio quel mondo nel quale era entrata giovanissima fosse quello che meno riusciva a comprenderla.
Qui, davanti a quelle spazzole e a quegli anelli da ginnastica appesi alla porta, per un momento non ho visto più l'imperatrice, ho visto una ragazza che cercava, a modo suo, di tenersi insieme.
E poi, quando pensi di aver finalmente incontrato la donna dietro l'imperatrice, la visita si chiude con un ultimo, stranissimo contrasto: due enormi ritratti, Elisabetta e Francesco Giuseppe.
Non più la donna davanti allo specchio e l'uomo nella sua quotidianità, ma l'imperatrice e l'imperatore.
Due figure gigantesche che sembrano quasi riprendersi tutto lo spazio che gli oggetti ci avevano fatto dimenticare.
È come se Hofburg, proprio alla fine, ci ricordasse che erano loro i sovrani e il volto dell'Impero.
Eppure, dopo aver attraversato quelle stanze, io non riesco più a guardarli nello stesso modo.
Perché dietro quei due ritratti ufficiali adesso riesco a immaginare le persone.
Francesco Giuseppe, l'imperatore che aveva fatto della sua vita il proprio dovere.
Elisabetta, la donna che per tutta la vita aveva cercato uno spazio nel quale poter essere libera.
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