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A Siena fra Cattedrale, Facciatone e Museo Diocesano

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La prima giornata a Siena, dopo il nostro arrivo, l’abbiamo dedicata all’arte sacra, lasciandoci guidare dal fascino senza tempo della città. Il nostro itinerario è iniziato davanti alla maestosa Cattedrale, dove ogni dettaglio – dai marmi bianchi e verdi della facciata alle guglie che sfiorano il cielo – racconta secoli di devozione e di talento artistico. La Cattedrale La Cattedrale di Siena è uno dei massimi esempi di gotico italiano. La costruzione iniziò nel XII secolo, su un preesistente luogo di culto, e si sviluppò nei secoli successivi grazie all’apporto di grandi artisti. La facciata, a strisce bianche e verdi si arricchisce di statue, bassorilievi e dettagli scolpiti che raccontano storie bibliche e allegorie. All’interno, le cappelle, i marmi policromi e le opere di maestri come Donatello, Pisano e Pinturicchio trasformano la visita in un vero e proprio viaggio tra fede e arte. Uno degli elementi più celebri del Duomo sono i pavimenti intarsiati, veri capolavori che raffigu...

Un incontro inatteso

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  La libraia non riusciva a smettere di leggere il diario. Fuori si era fatto buio, la luce della vetrina disegna riflessi tremolanti sul pavimento e lei era ancora lì, seduta a terra tra gli scaffali, immersa nella lettura e nella scoperta. Ogni pagina la conduceva un po’ più lontano, in un altrove che non era solo geografico ma interiore.  Le sue dita scorrevano sulle pagine ingiallite e, a ogni parola, il mondo della libreria sembrava dissolversi. All’improvviso, tra le righe, affiorò un ricordo. Oggi ho camminato lungo il fiume all’alba. L’aria era fredda, eppure un silenzio così pieno di voci da farmi dubitare di essere solo. Ho visto le prime luci illuminare le case sulla collina, e ho pensato che ogni città abbia i suoi segreti, nascosti tra le pieghe del tempo. La libraia sollevò lo sguardo dalla pagina. Fuori, la strada era deserta; un lampione diffondeva un alone giallo che sfiorava la vetrina. Sembrava quasi che le luci del diario si riflettessero nel mondo reale, e...

Negli occhi degli altri

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“Il diavolo ride sempre di chi dimentica la meraviglia.” Sono a San Gimignano, al riparo nel mio bar preferito. Il caffè è caldo, bollente, e fuori la vita scorre lentamente. L’aria profuma di cannella, e io guardo senza fretta: non ho altro da fare se non osservare. Cosa, direte voi? Gli occhi delle persone, ogni piccolo sguardo che racconta qualcosa di unico. Sta passando un signore che tutte le sere a quest'ora fa la strada per tornare a casa. Normalmente va di corsa e quasi non si accorge di chi gli sta intorno. Oggi invece si ferma, alza gli occhi e osserva la piazza che lo circonda, come fosse la prima volta. Accanto a lui, una giovane donna si ferma davanti a una vetrina. Lo sguardo assorto nei riflessi della luce sul vetro, mormora quasi a se stessa: — Guarda che piazza straordinaria, ogni volta sembra diversa. Il signore accanto a lei sorride senza dire nulla, e insieme restano qualche istante a osservare il gioco delle luci sulle pietre bagnate dalla pioggia. E io mi chie...

Siena tra vicoli, spazi e contrade

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Quello che ci ha portato a Siena è stato un viaggio lento, in treno. Così lento da farci quasi perdere la coincidenza con il regionale che, sulla carta, avrebbe dovuto condurci a destinazione. E forse è stato meglio arrivare a Siena con un passo già rallentato, con il tempo leggermente sfasato rispetto all’orologioper riuscire a goderne la magia che inizia ttraversando Porta Camollia. Porta Camollia non è solo uno degli ingressi alla città murata, è un portale. Attraversarla è stato come essere risucchiati in un’altra epoca in un batter di ciglia, lasciando alle spalle l’urgenza e entrando in una dimensione più antica, più densa, fatta di pietra, silenzio e attesa. La scelta di alloggiare in un Airbnb in centro è stata provvidenziale. Ci ha permesso di vivere Siena con calma, senza orari da inseguire, affidandoci quasi esclusivamente ai nostri passi. Uscire di casa significava essere già dentro la città, senza filtri. Camminare è diventato il nostro modo di esplorarla. E perdersi, più ...

Ken Follett, il cerchio dei giorni

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Ci sono libri che non fanno arrabbiare, ma lasciano un lieve senso di rammarico. Il cerchio dei giorni è uno di questi. Non perché sia un brutto romanzo, ma perché arriva da un autore che ha abituato i lettori a ben altro. L’ambientazione è affascinante: la preistoria, la nascita di uno dei grandi enigmi dell’archeologia, Stonehenge. Un contesto che promette meraviglia, mistero, profondità. E in parte queste promesse vengono mantenute, soprattutto nella ricostruzione del mondo e delle sue regole. Eppure la storia procede senza veri scarti, con sviluppi prevedibili e personaggi che raramente sorprendono. Tutto è leggibile, chiaro, ben ordinato, ma anche un po’ troppo guidato. Come se il romanzo accompagnasse il lettore per mano senza mai lasciarlo libero di perdersi. Alla fine resta la sensazione di un’occasione mancata: un libro che si legge con facilità, ma che non sedimenta, non lascia immagini persistenti né domande aperte. Forse il problema non è ciò che Il cerchio dei giorni racco...

Le tracce di un diario

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Era ormai sera. La libreria stava per chiudere, le luci calde creavano ombre lunghe tra gli scaffali e il profumo dei libri riempiva l’aria. La libraria, stanca ma soddisfatta, stava rimettendo ordine tra i volumi, sistemando gli ultimi scaffali prima di andarsene. Dal ripiano più alto, un piccolo quaderno consumato e dai bordi sgualciti cadde tra le sue mani. Non ricordava di averlo mai visto. Lo raccolse con cura. La copertina era semplice, di un marrone neutro, e un’etichetta sbiadita portava scritto a mano: Annotazioni di viaggio. Aprendolo, rimase colpita dalle pagine fitte di scritte minute, frecce e note a margine. Non c’erano date precise, solo frammenti di luoghi, incontri, libri e pensieri che sembravano respirare tra le righe. Vicoli, mercati, piazze, conversazioni fugaci, gesti osservati da una finestra: ogni parola catturava la sua attenzione. Si sedette sul pavimento della libreria, il diario aperto sulle ginocchia. Per un attimo, sentì che quelle pagine la stavano trasci...

Gialli d'Europa #5 - Svezia: Roseanna di Maj Sjöwall & Per Wahlöö

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Roseanna è un romanzo che ho iniziato con qualche difficoltà, più per ragioni pratiche che narrative: la mia copia cartacea aveva caratteri talmente minuscoli da rendere la lettura faticosa. Sono così passata alla versione digitale e, una volta superato questo ostacolo, la storia ha cominciato a scorrere con maggiore naturalezza. Scritto negli anni ’60, Roseanna non è un giallo contemporaneo, e lo si percepisce subito: nel ritmo lento, nell’attenzione quasi documentaristica al lavoro della polizia, e nell’atmosfera del tempo. È un romanzo che chiede pazienza e che rifugge i colpi di scena facili, preferendo costruire l’indagine passo dopo passo, con un realismo che oggi può sembrare inusuale. Non a caso Andrea Camilleri lo ha riportato in auge in Italia, definendo Sjöwall e Wahlöö tra i padri del poliziesco moderno. L’indagine condotta da Martin Beck è metodica, ostinata, fatta di attese, tentativi e verifiche continue. A volte procede per esclusione più che per intuizione, e questo pu...

Il romanzo d'appendice: alle origini della narrativa popolare moderna

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  C’era un tempo in cui i romanzi si leggevano a puntate. Un capitolo per volta, in fondo alle pagine dei quotidiani, tra notizie di cronaca e annunci pubblicitari. Era l’Ottocento, e da quella semplice idea nacque una delle forme narrative più influenti della modernità: il romanzo d’appendice, o feuilleton. Tutto cominciò in Francia, negli anni Trenta dell’Ottocento, quando i giornali — in cerca di nuovi lettori — iniziarono a dedicare le ultime colonne, le “appendici”, a racconti e romanzi pubblicati a episodi. Ogni puntata terminava con un colpo di scena, e il pubblico, conquistato, tornava ogni giorno in edicola per scoprire come andava avanti la storia. Fu una rivoluzione: la letteratura uscì dai salotti e cominciò a parlare direttamente alla gente comune, intrecciando emozione, mistero e riflessione sociale. Tra i padri di questa nuova forma narrativa spiccano nomi che oggi consideriamo classici. Eugène Sue, con I misteri di Parigi (1842-1843), fu il primo a trasformare la cr...

Il 2025 un anno di creatività

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Il 2025 è stato un anno fatto di dettagli, di luci , di libri, di orizzonti, di arte.  Non sento il bisogno di raccontarlo con molte parole. Preferisco affidarlo alle immagini: sono loro che custodiscono meglio i passaggi più importanti. A volte basta uno scatto per ricordare un intero mese: una passeggiata diventata un’idea, una pagina sottolineata, un panorama che ha raddrizzato una giornata storta. Il 2025 non è stato un anno di grandi piani: è stato un anno di germogli dispersi, cresciuti quando e dove hanno voluto. Un’ispirazione nata in viaggio, un progetto riscoperto quasi per caso, un libro che ha acceso una scintilla. A ripensarci, le idee migliori sono arrivate nei momenti più silenziosi. I momenti che hanno fatto la differenza non serve elencarli: vivono dentro queste immagini. Per il nuovo anno non voglio liste, ma direzioni. Tre parole basteranno: Leggerezza, per non appesantire i giorni. Sguardo attento, per cogliere i particolari. Continuità gentile, per portare avan...

Auguri

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  Buon Natale a tutti i creativi e curiosi che passano i qua!  Che queste feste vi regalino momenti di ispirazione inattesa, idee che brillano come luci sugli alberi e tanta gioia da trasformare in nuove avventure creative.  Prendetevi il tempo di esplorare, sperimentare e meravigliarvi… perché la creatività è il regalo più bello che possiamo farci. Auguri di cuore! ❤️

Ultima fermata: Colosseo

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Prima di chiudere il blog per le vacanze di Natale, ho pensato di farvi un piccolo regalo. Vi voglio portare a scoprire la fermata Colosseo della metro C che ha aperto dopo dodici anni di lavori. Una attesa infinita ma il risultato è davvero sorprendente. Non si tratta solo della comodità di raggiungere uno dei luoghi più iconici di Roma senza passare dall’ormai inevitabile nodo di Termini, né soltanto della possibilità, finalmente concreta, per le periferie di arrivare direttamente in centro. Questa stazione è molto di più di un punto di passaggio: è un’area museale che si svela passo dopo passo, mentre si scende sotto il livello della città. Attraverso vetrate e affacci sospesi si intravedono resti archeologici, muri antichi, stratificazioni che raccontano secoli di Roma senza bisogno di pannelli invadenti o percorsi forzati. Il museo non interrompe il viaggio, lo accompagna. La sensazione è quella di attraversare il tempo mentre si cambia quota, con la città moderna che resta sopra ...

Natale, gesti di creatività

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C’è una leggenda antica che racconta come, molto prima dell’albero di Natale, gli alberi sempreverdi fossero considerati dei guardiani. Mentre l’inverno spegneva tutto, loro rimanevano verdi, solidi, presenti. Per questo si pensava che tenessero lontani gli spiriti del freddo e le piccole inquietudini delle notti più lunghe. Si lasciavano rami di abete o agrifoglio vicino a porte e finestre, come se la loro resistenza potesse proteggere anche la casa. Con il tempo, quel gesto semplice cambiò forma: gli alberi non restarono più fuori, ma entrarono nelle stanze. Prima un ramo, poi un piccolo abete. E, quando le giornate diventavano troppo corte, lo si decorava con luci per dare alla casa un punto più caldo da cui ripartire. Non era ancora un simbolo festivo come lo conosciamo oggi: era un modo per rendere l’inverno più abitabile. Anche ora, in fondo, facciamo la stessa cosa. A dicembre le case si trasformano senza grandi sforzi: una lampada accesa prima del solito, qualche luce vicino al...

Dove riposa la luce d'inverno

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C’è una mattina d’inverno in cui la luce sembra esitare prima di entrare in casa. Rimane qualche istante oltre il vetro, trattenuta da un velo di ghiaccio sottile, quasi avesse bisogno di tempo per convincersi. Io la guardo arrivare pianissimo, come accade sempre al ritorno da un viaggio: un chiarore nuovo che prova a trovare il suo posto tra le abitudini di sempre. È così ogni volta. Torno da una città ,questa volta Parigi con le sue luci che resistono anche al cielo più grigio  e mi ritrovo in quello spazio sospeso che divide un viaggio dal successivo. Un tempo quieto, in cui le valigie sono già riposte ma i ricordi non si sono ancora decisi a sedimentare. È un passaggio lento, come l’inverno che inghiotte le giornate un po’ alla volta. In questo intervallo, le parole diventano la mia bussola. Ripenso alle strade percorse, agli scorci annotati sul taccuino, alle voci incontrate per caso. I dettagli si accendono e si spengono come luci lungo un viale notturno, e io cerco di non pe...

Gialli d'Europa #4 - Germania: Il caso Collini di Ferdinand Von Schirach

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  Il caso Collini è un libro che spiazza. Non è un giallo classico, non è un thriller nel senso tradizionale — è un legal thriller asciutto, quasi chirurgico, che ti porta dritto dentro un’aula di tribunale per poi aprire una porta che non ti aspetti: quella della storia tedesca del dopoguerra e delle sue zone d’ombra. Ferdinand von Schirach costruisce una narrazione essenziale, priva di fronzoli, ma capace di colpire con una forza sorprendente. La vicenda procede con un ritmo controllato, misurato, come se ogni parola fosse scelta con una precisione fredda e necessaria. E proprio questa sobrietà amplifica l’impatto emotivo delle rivelazioni, che arrivano come fendenti. Il protagonista, l’avvocato Caspar Leinen, è un giovane professionista alle prese con il suo primo grande caso: difendere Fabrizio Collini, un uomo apparentemente irreprensibile che commette un omicidio brutale senza offrire alcuna spiegazione. Quello che sembra un caso impossibile si trasforma presto in un viaggio ...

Oggetti che raccontano storie - Il museo della civiltà solandra

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Ci sono luoghi in cui il tempo non scorre, ma si posa. Entri in silenzio, e senti che ogni oggetto ha qualcosa da dire. Una brocca sbeccata, una zappa consumata, un telaio che conserva ancora l’eco dei gesti di chi lo usava. Nei musei etnografici, le cose non sono semplicemente esposte: abitano ancora il loro mondo. Ogni volta che visito uno di questi musei ho la sensazione di entrare in una casa in cui i padroni di un tempo sono appena usciti. Gli attrezzi sono al loro posto, i vestiti riposano sui manichini come se aspettassero di essere indossati. Anche l’aria sembra più densa, come se trattenesse il respiro per non disturbare la memoria. È in questi spazi che la creatività umana mostra il suo volto più autentico: non quella spettacolare delle grandi opere, ma quella discreta e quotidiana, fatta di necessità e ingegno. Un mestolo di legno, una gerla intrecciata, una lampada costruita con materiali di fortuna: ogni oggetto racconta l’incontro tra la mente e le mani, tra l’urgenza di ...