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Oggetti di viaggio | La cartolina: un piccolo cartoncino che attraversa il tempo

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C'è stato un tempo in cui, durante un viaggio, la domanda non era " Come faccio a pubblicare questa foto? ", ma " A chi mando una cartolina? ". Si sceglieva con cura l'immagine, si cercava un francobollo, ci si sedeva al tavolino di un bar o su una panchina e si trovavano poche parole per raccontare un luogo ancora prima di tornare a casa. Ricevere una cartolina significava sapere che qualcuno, mentre ammirava un panorama lontano, aveva pensato a noi. Era un gesto semplice, ma racchiudeva tempo, attenzione e il desiderio di condividere un frammento del proprio viaggio. Forse è anche per questo che, ancora oggi, c'è una scatola che apro di tanto in tanto. Non contiene oggetti preziosi e nemmeno ricordi di grande valore economico. Eppure, ogni volta che sollevo il coperchio, è come aprire una finestra sul passato. Dentro ci sono cartoline arrivate da città vicine e da paesi lontani, alcune ingiallite dal tempo, altre ancora con i colori vivaci. Ognuna cons...

Vienna: non tornare come sei partito, torna diverso

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L'unica regola del viaggio è: non tornare come sei partito, torna diverso . Queste parole di Anne Carson sono perfette per raccontare il nostro viaggio a Vienna. Non scriverò, come ho fatto per Parigi e per Firenze, un megapost fatto di itinerari, musei e posti da vedere. Per questo vi ho preparato un'infografica con il nostro itinerario e credo che sia sufficiente. Quello che invece voglio raccontarvi oggi sono le esperienze che abbiamo vissuto a Vienna. Quelle uniche, irripetibili, che appartengono a questa città e che, forse, in nessun altro posto avremmo potuto vivere nello stesso modo. Sono proprio queste esperienze a rendere speciale un viaggio: quelle che ti fanno tornare a casa diverso da come sei partito, con una valigia piena di emozioni e di ricordi. Anche buffi, perché no! Cosa mi aspettavo da Vienna? Mi aspettavo di trovare una città accogliente. E avevo ragione. Vienna non respinge, non sembra preoccuparsi dell'invasione dei turisti: li accoglie. Nessun proble...

Oggetti di viaggio | La valigia

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C'è un momento, prima di ogni viaggio in aereo, in cui la valigia smette di essere una valigia e diventa un problema matematico. La riempi con attenzione, cercando di farci stare tutto quello che pensi possa servirti. Qualche vestito in più, perché non si sa mai. Le scarpe. Il beauty-case. Il libro che leggerai sicuramente durante il viaggio. E magari quella giacca che, a guardarla nell'armadio, sembra indispensabile. Poi arriva il momento della verità. La valigia va pesata. E ripesata. Perché quei due etti in più possono fare la differenza tra un tranquillo passaggio al check-in e il momento in cui sei costretto ad aprire la valigia davanti a tutti, cercando disperatamente qualcosa da trasferire nel bagaglio a mano. A quel punto comincia il gioco degli incastri. Togli una maglietta. La pesi. Troppo. Togli un paio di scarpe. Ripesi. Finalmente il peso è quello giusto. Richiudi la valigia e ti siedi sopra, perché nel frattempo la cerniera ha deciso di non collaborare. E pensare ...

Oggetti di viaggio: storie da mettere in valigia

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Ogni viaggio lascia qualcosa dietro di sé. A volte sono fotografie, altre volte biglietti dimenticati in fondo a una borsa, cartoline conservate tra le pagine di un libro, mappe piegate e riaperte così tante volte da sembrare parte del paesaggio che raccontano. Ci abituiamo a considerarli oggetti comuni. Eppure ognuno di loro custodisce una storia. La valigia ha accompagnato generazioni di viaggiatori prima di noi. La cartolina ha portato notizie da luoghi lontani quando una telefonata era un lusso. Il taccuino ha raccolto impressioni, schizzi e ricordi destinati a diventare memoria. Da tempo mi accorgo che nei miei viaggi porto sempre con me qualcosa che va oltre la destinazione. Un libro infilato nello zaino, un biglietto conservato per ricordo, una guida piena di annotazioni, una fotografia stampata anni dopo il ritorno. Sono piccoli compagni di strada che spesso passano inosservati. Eppure raccontano il nostro modo di viaggiare quasi quanto i luoghi che visitiamo. Per questo nasce ...

I convitati di pietra di Michele Mari: quando una scommessa diventa un modo per restare insieme

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Ci sono libri che cominci a leggere e dopo poche pagine ti ritrovi a pensare: ma questi sono completamente pazzi? È più o meno quello che è successo a me con I convitati di pietra di Michele Mari, vincitore del Premio Strega 2026. Perché la storia che Mari racconta è, almeno all'inizio, decisamente assurda. Ci sono alcuni ex compagni di scuola che, ormai adulti, hanno una consuetudine piuttosto particolare: ogni anno si ritrovano a cena. Non per una rimpatriata nostalgica, non per raccontarsi delle rispettive vite e nemmeno per ricordare i bei tempi della scuola. La loro cena serve a fare il punto. A contare chi è morto, chi si è ammalato, chi ha avuto un infarto, chi ha collezionato un nuovo acciacco. A verificare, insomma, chi è ancora in gioco. Perché anni prima hanno fatto una scommessa: ognuno versa una quota e il fondo comune cresce nel tempo. La posta è legata alla sopravvivenza: quando alla fine rimarranno soltanto tre di loro, saranno proprio quei tre a dividersi il premio...

Gialli d'Europa: oltre l'ultima pagina

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Quando ho iniziato Gialli d'Europa avevo un'idea molto semplice: scegliere dieci romanzi gialli, uno per ciascuno dei Paesi dell'Unione Europea, e lasciarmi guidare dalle loro pagine alla scoperta di luoghi, atmosfere e culture diverse, seguendo un unico filo conduttore: la ricerca della verità. Ogni lettura è stata un modo diverso di tornare in luoghi che avevo già conosciuto e di scoprirne altri dove non ero mai stata. È questo che amo dei gialli ambientati in luoghi reali: non sono soltanto storie da risolvere. Sono viaggi. A volte più lenti, più silenziosi e forse persino più profondi di quelli fatti con una valigia. Con Budapest Noir si conclude questa rubrica. Dieci libri, dieci Paesi e tanti chilometri percorsi tra realtà e finzione. Ma non è un addio ai libri. Anzi. Continueranno a trovare spazio qui, perché leggere resta uno dei modi più belli per esplorare il mondo. Cambieranno forse il formato e le prospettive, ma la curiosità sarà la stessa che mi ha accompagn...

Gialli d' Europa #10 - Ungheria: Budapest Noir di Vilmos Kondor

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Ci sono libri che scegli pensando di leggere un giallo e che, pagina dopo pagina, si rivelano molto di più. È quello che mi è successo con Budapest Noir di Vilmos Kondor. Mi aspettavo un'indagine ambientata nella capitale ungherese, con un investigatore alle prese con un caso difficile e invece mi sono ritrovata immersa nella Budapest del 1936, una città elegante, vivace e piena di contraddizioni, che continua a vivere la sua quotidianità mentre, sullo sfondo, l'Europa cambia volto. Siamo nel 1936. Hitler è già al governo della Germania, Mussolini ha ormai consolidato il regime fascista in Italia e anche l'Ungheria guarda con sempre maggiore interesse ai due regimi. Le grandi tragedie della guerra devono ancora arrivare, ma il clima è già cambiato: il nazionalismo cresce, l'antisemitismo si diffonde e le libertà iniziano lentamente a restringersi. L'indagine prende avvio dal ritrovamento del corpo di una giovane ragazza. A occuparsene, però, non è un commissario né ...

Gialli d' Europa #9 - Portogallo: Il cabaista di Lisbona di Richard Zimler

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Tra tutti i romanzi letti finora per la rubrica Gialli d'Europa , Il cabalista di Lisbona è probabilmente quello che mi ha colpito più profondamente. Non soltanto per il mistero che ne costituisce il cuore, ma per il modo in cui riesce a intrecciare storia, memoria e indagine in un racconto coinvolgente e profondamente umano. La vicenda è ambientata nella Lisbona del 1506, durante uno dei periodi più drammatici della storia portoghese. Gli ebrei erano stati costretti alla conversione e vivevano sotto il peso costante del sospetto e dell'intolleranza religiosa. In quei giorni la città fu teatro di violenze, persecuzioni e roghi che portarono alla morte di centinaia di persone. È in questo clima di paura e fanatismo che prende forma la storia raccontata da Richard Zimler. Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente è stata la scelta di affidare la narrazione a Berekiah Zarco. Attraverso la sua voce il lettore non assiste semplicemente agli eventi, ma li vive in prima person...

Vivian Edwards, Once Upon a Liar

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Once Upon a Liar è un romance che mescola sentimenti, segreti e una buona dose di leggerezza, il tutto sullo sfondo di una suggestiva cittadina di pescatori. I protagonisti sono Aria ed Eric, due persone che, pur provenendo da mondi molto diversi, condividono la stessa sensazione di insoddisfazione verso la vita che stanno conducendo. Aria è la figlia di Edward Fisher, proprietario della Fisher Enterprise, una grande azienda legata al mondo della pesca, ma non desidera seguire il percorso che sembra già scritto per lei. Eric, invece, è a capo di una società specializzata nell'acquisizione di aziende in difficoltà, un lavoro che gli ha portato successo ma che non riesce più a dargli ciò che cerca davvero. Entrambi approdano nella stessa piccola cittadina di pescatori con l'obiettivo di ritrovare se stessi e, quando si incontrano, scelgono di nascondere la propria vera identità. Da qui prende avvio una storia d'amore che nasce quasi immediatamente, anche se i protagonisti cer...

Intrecci: materie in trasformazione

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Già nell’antica Grecia e nell’antica Roma si trovano testimonianze della lavorazione del vimini per la realizzazione di ceste e sedili. Nel Medioevo e nell’età moderna questa pratica continua, fino a dare vita a corporazioni specializzate. Nel Settecento il panieraio italiano raggiunge livelli di grande finezza e qualità, trasformando un gesto quotidiano in una vera e propria competenza artigianale riconosciuta. In Italia, uno dei luoghi in cui questa tradizione ha trovato radici profonde è Mogliano, dove l’intreccio è stato a lungo parte integrante della vita quotidiana, complementare al lavoro dei campi. Qui si lavoravano giunco e vimini, e ancora oggi sopravvive in forme parziali, anche attraverso l’uso del midollino. Con il tempo, l’arrivo di materiali importati dall’Asia, come rattan, bambù e altre fibre vegetali, ha ampliato le possibilità di questa arte, costringendola a trasformarsi senza mai interrompersi davvero. Ad Artigianato e Palazzo ho incontrato uno di questi artigiani,...

Gialli d' Europa #8 - Polonia: la fine del mondo a Breslava di Mirko Zilahy

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  Ci sono libri che ti prendono per mano e ti portano dentro la storia. E poi ci sono libri che ti lasciano sulla soglia, ti guardano e ti dicono: arrangiati. Questo romanzo per me è stato un po’ così. All’inizio pensavo di aver capito dove stavo andando. Una storia che si apre, un evento, una visita a un moribondo. Poi il filo si spezza quasi subito e da lì in poi non è più una linea retta, ma una specie di labirinto che cambia mentre lo attraversi. Omicidi, indagini, figure strane che entrano e spostano l’aria della scena. E tu che provi a stare dietro a tutto, con la sensazione costante che il libro sia sempre mezzo passo avanti o mezzo passo di lato. Mock non è un personaggio comodo. Non è quello per cui fai il tifo. È uno di quelli che ti fanno anche un po’ storcere il naso, eppure resta lì, centrale, anche quando vorresti spostare lo sguardo altrove. Attorno a lui tutto è altrettanto instabile: il bibliotecario, il veggente, figure che sembrano più apparizioni che presenze...

Dalla lana al feltro: storia di una trasformazione

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Acqua, calore e movimento trasformano la lana in qualcosa di diverso: forte, compatto, armonioso. Non un filo da lavorare, ma un lavoro che prende forma da sé.  Sto parlando del feltro e delle antiche arti dell’infeltrimento. Già, al plurale: perché non esiste un solo modo di infeltrire. L’incontro con Ágnes Eszenyi ( del quale vi ho già raccontato qui ) è stato per me uno di quei momenti che spostano lentamente il punto di osservazione. Prima di parlarle, il feltro era per me un materiale semplice, da tagliare e usare per piccole decorazioni. Non immaginavo potesse essere una materia così ampia, capace di attraversare linguaggi e quotidianità. Durante la nostra chiacchierata sono entrate nel racconto anche le yurte, le abitazioni nomadi rivestite in feltro diffuse in Asia centrale. Un modo di abitare essenziale, mobile, in cui la materia non serve soltanto a creare oggetti, ma a costruire uno spazio da vivere. Ma quali sono i primi manufatti in feltro? I primi manufatti in feltro ...

I fili si riconoscono dopo

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Ci sono incontri che, sul momento, sembrano capitare e basta. Episodi isolati, anche belli, ma senza un disegno evidente. Si raccolgono come foglie in tasca e si dimenticano lì, in attesa. Poi passa il tempo. E succede qualcosa di curioso: non sono gli eventi a cambiare, ma lo sguardo. È come se la distanza permettesse ai fili di distendersi e mostrarsi per quello che sono sempre stati: parti di un tessuto più grande. I tanti artisti e artigiani che ho incontrato in questi ultimi dieci anni non sono stati solo incontri, ma una ragnatela che piano piano si è formata e consolidata. Inizialmente non li vedevo come nodi, ma come incontri. La differenza tra le due cose l’ho capita solo dopo: insieme alle persone ho conosciuto e raccontato storie, esperienze, gesti artistici che oggi riconosco come parte di un disegno più ampio. Solo guardando indietro ho capito che non stavo attraversando episodi separati, ma intrecciando, senza accorgermene, una trama. E questo l’ho capito solo con l’inizi...

Perché scelgo un appartamento invece di un hotel quando viaggio

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C’è una parte del viaggio che non riguarda i luoghi che visito, ma il modo in cui li vivo, anche solo per pochi giorni. Finora vi ho raccontato di viaggi, di luoghi, di arte. Vi ho portato tra strade, musei, panorami e piccoli angoli scoperti per caso, ma c’è una parte del viaggio di cui non vi ho mai parlato davvero: dove alloggio quando sono in viaggio. Abbiamo cominciato ad alloggiare in appartamento quando mio figlio era piccolo, per una ragione molto semplice: era più comodo. Potevamo seguire i nostri ritmi, cucinare i nostri pasti, avere spazio per giocare e per riposarci senza doverci adattare agli orari e agli spazi di un albergo. All’inizio è stata una scelta pratica, quasi obbligata, poi, con il passare degli anni, qualcosa è cambiato. Quella che era nata come una soluzione comoda è diventata, poco alla volta, un vero e proprio stile di viaggio. Perché il modo in cui scegliamo di stare in un luogo cambia completamente il modo in cui lo viviamo. Non è solo una questione di com...

Recensione – L’ultimo segreto di Dan Brown

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L’ultimo segreto è un enigma affascinante ambientato nella suggestiva Praga , città che diventa quasi un organismo vivo, fatto di storia, simboli e ombre che si rincorrono tra le sue strade. La storia ruota attorno a un intreccio che unisce scienza, coscienza e mistero, con particolare attenzione alla noetica, allo studio della mente e del potere dei pensieri sulla realtà. Al centro del romanzo si apre una riflessione profonda su memoria, emozioni e sulla possibilità — tanto inquietante quanto affascinante — che esista qualcosa oltre la morte. Come spesso accade nei romanzi di Dan Brown, la trama si sviluppa come una corsa tra enigmi, simboli e rivelazioni progressive, dove ogni scoperta apre nuove domande più che dare risposte definitive. È un libro che mi è piaciuto molto per l’idea di fondo e per l’atmosfera sospesa tra razionale e misterico. Tuttavia, a tratti ho trovato la componente scientifica estremamente presente: le spiegazioni si fanno dense, quasi didattiche, e questo r...

Recensione: Ti amo solo di notte di Vivian Edwards

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Ci sono libri che non entrano in punta di piedi, ma come una luce accesa troppo tardi in una stanza già piena di pensieri. Ti amo solo di notte appartiene a questa categoria: una storia che non si offre subito, ma che si rivela nelle ore in cui tutto si fa più fragile, più sincero, più esposto. Il romanzo si muove su due piani che si rincorrono lungo tutto il romanzo: ciò che gli altri vedono di noi e ciò che vorremmo essere. I protagonisti vivono costantemente dentro questo scarto, sospesi tra immagine e desiderio, tra identità costruita e identità sognata. Non c’è una traiettoria lineare né un approdo definito. La narrazione procede per avvicinamenti e distanze, per momenti in cui sembra possibile una verità condivisa e altri in cui tutto torna a sfuggire. Al centro della storia si intrecciano alcune tensioni fondamentali. Da una parte la distanza tra l’immagine che offriamo e quella che gli altri ricevono, dall’altra il desiderio di diventare qualcosa di diverso da ciò che siamo. A...

Dentro il tempo dei tram: il Polo Museale ATAC

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Oggi vi porto a conoscere un luogo incantato dove il tempo pare essersi scordato di scorrere. Ci troviamo in quello che oggi viene definito Ostiense District, un luogo dove la storia e l'archeologia industriale si fondono creando un’atmosfera unica. Ci incamminiamo lungo la via Ostiense e, dopo poco, ci troviamo di fronte al cancello del Polo Museale ATAC: sembra quasi un passaggio secondario, uno di quelli che la città tiene in disparte, un’entrata che potresti tranquillamente ignorare. E invece basta varcarlo per ritrovarsi in una Roma diversa, fatta di ferri pesanti, vernici consumate e storie che non hanno mai smesso davvero di muoversi. Varchiamo il cancello e li troviamo lì, immobili e silenziosi: i tram che sembrano sospesi, come in attesa di ripartire da un momento all’altro. Non sono solo mezzi di trasporto, ma frammenti di quotidianità. Sedili consumati, maniglie levigate dal passaggio continuo delle mani: piccoli dettagli che parlano di una città vissuta più che racconta...