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Intrecci: materie in trasformazione

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Già nell’antica Grecia e nell’antica Roma si trovano testimonianze della lavorazione del vimini per la realizzazione di ceste e sedili. Nel Medioevo e nell’età moderna questa pratica continua, fino a dare vita a corporazioni specializzate. Nel Settecento il panieraio italiano raggiunge livelli di grande finezza e qualità, trasformando un gesto quotidiano in una vera e propria competenza artigianale riconosciuta. In Italia, uno dei luoghi in cui questa tradizione ha trovato radici profonde è Mogliano, dove l’intreccio è stato a lungo parte integrante della vita quotidiana, complementare al lavoro dei campi. Qui si lavoravano giunco e vimini, e ancora oggi sopravvive in forme parziali, anche attraverso l’uso del midollino. Con il tempo, l’arrivo di materiali importati dall’Asia, come rattan, bambù e altre fibre vegetali, ha ampliato le possibilità di questa arte, costringendola a trasformarsi senza mai interrompersi davvero. Ad Artigianato e Palazzo ho incontrato uno di questi artigiani,...

Gialli d' Europa #8 - Polonia: la fine del mondo a Breslava di Mirko Zilahy

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  Ci sono libri che ti prendono per mano e ti portano dentro la storia. E poi ci sono libri che ti lasciano sulla soglia, ti guardano e ti dicono: arrangiati. Questo romanzo per me è stato un po’ così. All’inizio pensavo di aver capito dove stavo andando. Una storia che si apre, un evento, una visita a un moribondo. Poi il filo si spezza quasi subito e da lì in poi non è più una linea retta, ma una specie di labirinto che cambia mentre lo attraversi. Omicidi, indagini, figure strane che entrano e spostano l’aria della scena. E tu che provi a stare dietro a tutto, con la sensazione costante che il libro sia sempre mezzo passo avanti o mezzo passo di lato. Mock non è un personaggio comodo. Non è quello per cui fai il tifo. È uno di quelli che ti fanno anche un po’ storcere il naso, eppure resta lì, centrale, anche quando vorresti spostare lo sguardo altrove. Attorno a lui tutto è altrettanto instabile: il bibliotecario, il veggente, figure che sembrano più apparizioni che presenze...

Dalla lana al feltro: storia di una trasformazione

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Acqua, calore e movimento trasformano la lana in qualcosa di diverso: forte, compatto, armonioso. Non un filo da lavorare, ma un lavoro che prende forma da sé.  Sto parlando del feltro e delle antiche arti dell’infeltrimento. Già, al plurale: perché non esiste un solo modo di infeltrire. L’incontro con Ágnes Eszenyi ( del quale vi ho già raccontato qui ) è stato per me uno di quei momenti che spostano lentamente il punto di osservazione. Prima di parlarle, il feltro era per me un materiale semplice, da tagliare e usare per piccole decorazioni. Non immaginavo potesse essere una materia così ampia, capace di attraversare linguaggi e quotidianità. Durante la nostra chiacchierata sono entrate nel racconto anche le yurte, le abitazioni nomadi rivestite in feltro diffuse in Asia centrale. Un modo di abitare essenziale, mobile, in cui la materia non serve soltanto a creare oggetti, ma a costruire uno spazio da vivere. Ma quali sono i primi manufatti in feltro? I primi manufatti in feltro ...

I fili si riconoscono dopo

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Ci sono incontri che, sul momento, sembrano capitare e basta. Episodi isolati, anche belli, ma senza un disegno evidente. Si raccolgono come foglie in tasca e si dimenticano lì, in attesa. Poi passa il tempo. E succede qualcosa di curioso: non sono gli eventi a cambiare, ma lo sguardo. È come se la distanza permettesse ai fili di distendersi e mostrarsi per quello che sono sempre stati: parti di un tessuto più grande. I tanti artisti e artigiani che ho incontrato in questi ultimi dieci anni non sono stati solo incontri, ma una ragnatela che piano piano si è formata e consolidata. Inizialmente non li vedevo come nodi, ma come incontri. La differenza tra le due cose l’ho capita solo dopo: insieme alle persone ho conosciuto e raccontato storie, esperienze, gesti artistici che oggi riconosco come parte di un disegno più ampio. Solo guardando indietro ho capito che non stavo attraversando episodi separati, ma intrecciando, senza accorgermene, una trama. E questo l’ho capito solo con l’inizi...

Perché scelgo un appartamento invece di un hotel quando viaggio

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C’è una parte del viaggio che non riguarda i luoghi che visito, ma il modo in cui li vivo, anche solo per pochi giorni. Finora vi ho raccontato di viaggi, di luoghi, di arte. Vi ho portato tra strade, musei, panorami e piccoli angoli scoperti per caso, ma c’è una parte del viaggio di cui non vi ho mai parlato davvero: dove alloggio quando sono in viaggio. Abbiamo cominciato ad alloggiare in appartamento quando mio figlio era piccolo, per una ragione molto semplice: era più comodo. Potevamo seguire i nostri ritmi, cucinare i nostri pasti, avere spazio per giocare e per riposarci senza doverci adattare agli orari e agli spazi di un albergo. All’inizio è stata una scelta pratica, quasi obbligata, poi, con il passare degli anni, qualcosa è cambiato. Quella che era nata come una soluzione comoda è diventata, poco alla volta, un vero e proprio stile di viaggio. Perché il modo in cui scegliamo di stare in un luogo cambia completamente il modo in cui lo viviamo. Non è solo una questione di com...

Recensione – L’ultimo segreto di Dan Brown

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L’ultimo segreto è un enigma affascinante ambientato nella suggestiva Praga , città che diventa quasi un organismo vivo, fatto di storia, simboli e ombre che si rincorrono tra le sue strade. La storia ruota attorno a un intreccio che unisce scienza, coscienza e mistero, con particolare attenzione alla noetica, allo studio della mente e del potere dei pensieri sulla realtà. Al centro del romanzo si apre una riflessione profonda su memoria, emozioni e sulla possibilità — tanto inquietante quanto affascinante — che esista qualcosa oltre la morte. Come spesso accade nei romanzi di Dan Brown, la trama si sviluppa come una corsa tra enigmi, simboli e rivelazioni progressive, dove ogni scoperta apre nuove domande più che dare risposte definitive. È un libro che mi è piaciuto molto per l’idea di fondo e per l’atmosfera sospesa tra razionale e misterico. Tuttavia, a tratti ho trovato la componente scientifica estremamente presente: le spiegazioni si fanno dense, quasi didattiche, e questo r...

Recensione: Ti amo solo di notte di Vivian Edwards

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Ci sono libri che non entrano in punta di piedi, ma come una luce accesa troppo tardi in una stanza già piena di pensieri. Ti amo solo di notte appartiene a questa categoria: una storia che non si offre subito, ma che si rivela nelle ore in cui tutto si fa più fragile, più sincero, più esposto. Il romanzo si muove su due piani che si rincorrono lungo tutto il romanzo: ciò che gli altri vedono di noi e ciò che vorremmo essere. I protagonisti vivono costantemente dentro questo scarto, sospesi tra immagine e desiderio, tra identità costruita e identità sognata. Non c’è una traiettoria lineare né un approdo definito. La narrazione procede per avvicinamenti e distanze, per momenti in cui sembra possibile una verità condivisa e altri in cui tutto torna a sfuggire. Al centro della storia si intrecciano alcune tensioni fondamentali. Da una parte la distanza tra l’immagine che offriamo e quella che gli altri ricevono, dall’altra il desiderio di diventare qualcosa di diverso da ciò che siamo. A...

Dentro il tempo dei tram: il Polo Museale ATAC

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Oggi vi porto a conoscere un luogo incantato dove il tempo pare essersi scordato di scorrere. Ci troviamo in quello che oggi viene definito Ostiense District, un luogo dove la storia e l'archeologia industriale si fondono creando un’atmosfera unica. Ci incamminiamo lungo la via Ostiense e, dopo poco, ci troviamo di fronte al cancello del Polo Museale ATAC: sembra quasi un passaggio secondario, uno di quelli che la città tiene in disparte, un’entrata che potresti tranquillamente ignorare. E invece basta varcarlo per ritrovarsi in una Roma diversa, fatta di ferri pesanti, vernici consumate e storie che non hanno mai smesso davvero di muoversi. Varchiamo il cancello e li troviamo lì, immobili e silenziosi: i tram che sembrano sospesi, come in attesa di ripartire da un momento all’altro. Non sono solo mezzi di trasporto, ma frammenti di quotidianità. Sedili consumati, maniglie levigate dal passaggio continuo delle mani: piccoli dettagli che parlano di una città vissuta più che racconta...

Emily: non tutto ciò che finisce smette di esistere...

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Il passato di Emily ha un nome: Sam. Sam, il suo fidanzato storico, l’uomo che avrebbe dovuto sposare… se non avesse scoperto il suo tradimento pochi giorni prima del matrimonio. Sam, che l’ha resa emotivamente fragile, ma anche profondamente determinata a rialzarsi. A rimettere insieme i pezzi. A ritrovare la fiducia in se stessa, prima ancora che negli altri. Il problema, però, è che Emily non riesce a cancellarlo davvero. Sam restare lì, è una presenza ingombrante che non smette di farsi sentire. E quando il passato torna così prepotentemente nei paraggi, ricominciare da capo diventa molto più complicato. Soprattutto se quello che si sta cercando di ricostruire… è proprio la fiducia. Perché vi sto raccontando di Emily? Non so esattamente quando ha smesso di essere “un personaggio” e ha iniziato a sembrare qualcuno che potresti incontrare davvero. Forse succede quando leggi storie in cui le emozioni non restano sulla pagina, ma ti seguono anche dopo e a un certo punto ti ritrovi a pa...

Roma: dal Colosseo a San Bonaventura

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Una passeggiata dal Colosseo alla Chiesa di San Bonaventura al Palatino è proprio uno di quei piccoli incantesimi urbani che cambiano il ritmo del viaggio. Un turista può scoprire Roma in molti modi: restare fedele ai grandi classici, seguendo il filo dei monumenti più celebri, oppure deviare di qualche passo e cambiare prospettiva. E io oggi vi porto proprio lì, dove la prospettiva si piega e si trasforma, partendo da uno dei luoghi più fotografati al mondo: il Colosseo. Basta allontanarsi di qualche passo e imboccare la Via Sacra perché qualcosa inizi a cambiare. Il brusio si attenua piano piano, la folla si dirada e Roma, quasi all’improvviso, si fa intima. Le pietre sotto i piedi sembrano trattenere il passo, invitando a rallentare. La Via Sacra, però, non è del tutto percorribile liberamente: è l’asse che attraversa i Fori Imperiali e a un certo punto si incontrano i varchi d’accesso all’area archeologica. È lì che bisogna avere un piccolo colpo di curiosità: invece di fermarsi, s...

Il filo del tempo: l'arte antica della tessitura

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Davanti al telaio il tempo cambia ritmo. Il filo passa, torna indietro, viene battuto con il pettine. Un gesto semplice che si ripete centinaia di volte finché, quasi senza accorgersene, dai fili nasce un tessuto. È uno di quei mestieri antichi in cui la pazienza diventa materia. Nella cultura europea la tessitura compare anche nel mito. La storia più famosa è quella di Aracne, una giovane tessitrice talmente abile da attirare l’attenzione della dea Atena, protettrice delle arti e dei mestieri. Secondo il racconto, Aracne era così sicura del proprio talento da sfidare la dea a una gara di tessitura. Atena accettò. Le due prepararono il telaio e iniziarono a lavorare. Il tessuto della dea celebrava la potenza degli dei e metteva in guardia gli uomini dalla superbia. Aracne invece tessé scene che mostravano gli inganni e le debolezze degli dei stessi. Il suo lavoro era perfetto, tanto che Atena non poté trovargli difetti. Accecata dall’ira, la dea distrusse il tessuto e trasformò Aracne ...

Roma nella Settimana Santa: itinerario tra 5 chiese

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Roma, nella Settimana Santa, si trasforma. Non è solo una città più affollata: diventa più solenne, come se rallentasse il ritmo e abbassasse la voce. Le strade, anche quelle di periferia, si animano con le vie crucis. Le chiese si riempiono e diventano rifugi silenziosi, fatti di ombre e di luce, dove l’arte smette di essere qualcosa da guardare e diventa qualcosa da accogliere. Qui il dolore prende forma, la fede diventa gesto e la bellezza costringe a fermarsi. È in questo spazio sospeso che alcune opere, più di altre, sembrano parlare la lingua della Pasqua. L’itinerario che vi propongo oggi è un viaggio attraverso cinque chiese romane, alla scoperta di altrettante opere d’arte. Per orientarvi lungo il percorso vi lascio qui la mappa dell'itinerario. Il Mosè  La basilica di San Pietro in Vincoli sorge sul Colle Oppio ed è stata costruita nel V secolo per custodire le catene (vincoli) di San Pietro.  Ad attenderci in chiesa, a destra, nella cappella monumentale dell'absid...